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Ad Atene 11 miliardi, ma impasse con Lagarde

L’Eurogruppo di oggi si prepara a premiare gli sforzi della Grecia garantendo una tranche di aiuti molto più sostanziosa del previsto (si parla di 11 miliardi contro i 5 stanziati) ma l’attesissimo – almeno ad Atene – piano di ristrutturazione del debito rischia di subire l’ennesimo rinvio. Le posizioni di Ue e Fmi su questo fronte restano per ora molto distanti. Il Fondo Monetario Internazionale, con tempismo sospetto, ha alzato l’asticella pubblicando ieri la nuova analisi sulla sostenibilità dell’esposizione ellenica. I risultati del lavoro di Washington sono tranchant: «La Grecia ha bisogno subito di un taglio del debito senza condizioni – dice -. Vanno allungati i termini, tagliati i tassi e rimandati i pagamenti ». Fino al 2040, ha suggerito nei giorni scorsi Christine Lagarde. Il piano di salvataggio, prosegue il rapporto, ha obiettivi «non realistici» e anche con un ridimensionamento degli oneri finanziari «Atene è esposta a choc esterni».
La posizione dell’Fmi, insomma, non si è ammorbidita. E l’intransigenza del Fondo mette ora in difficoltà Angela Merkel. La Cancelliera vuole a tutti costi tenere il Fondo a bordo del salvataggio (lo pretende il Bundestag) ma per farlo deve concedere quello che i suoi elettori non le perdonerebbero al voto del 2018: un pesante sconto ai debiti del governo Tsipras che dopo aver approvato le misure d’austerità chieste dai creditori si aspetta, a ragione, il taglio che gli è stato promesso.
La presa di posizione degli uomini di Lagarde ha alzato la tensione alla vigilia di un Eurogruppo molto delicato. Bruxelles, ormai questo è chiaro, dovrebbe sbloccare oggi gli aiuti necessari ad Atene per rimborsare i prestiti (3,5 miliardi) in scadenza a luglio ed evitare il default. L’Europa, come segno di buona volontà, sarebbe pronta addirittura a essere più generosa girando alla Grecia tra i 9 e gli 11 miliardi, parte dei quali potrebbero essere utilizzati per rimborsare gli arretrati dello Stato con i suoi cittadini. Uno zuccherino che potrebbe non bastare ad ammortizzare i contraccolpi di un’impasse sul debito. Il governo Tsipras ha votato compatto gli ultimi provvedimenti d’austerità grazie alla speranza del “condono”. E senza novità su questo fronte l’ala radicale di Syriza potrebbe scendere sul piede di guerra. Un’ipotesi che porterebbe il paese a elezioni.

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