Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Acquisto crediti fuori campo

di Roberto Rosati 

L'acquisto di un portafoglio di crediti in sofferenza, per un prezzo inferiore al valore nominale, esula dalla sfera di applicazione dell'Iva se la differenza tra il valore nominale e il prezzo di acquisto riflette il valore economico effettivo dei crediti al momento della loro cessione.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con sentenza 27/10/ 2011, C-93/10, su una controversia circa il trattamento applicabile al contratto con il quale una società finanziaria aveva acquistato da una banca, per circa 8 milioni, un portafoglio di crediti in sofferenza di valore nominale complessivo di circa 15 milioni, assumendone i rischi. La società finanziaria sosteneva di non avere fornito alcuna prestazione di servizi alla banca, ma presentava cautelativamente una dichiarazione Iva dichiarando quale controprestazione una somma pari alla differenza fra il valore nominale del portafoglio e il prezzo di acquisto. Successivamente la stessa società chiedeva di rettificare tale dichiarazione, ma la richiesta veniva respinta dal fisco tedesco. Nella controversia instaurata dalla società, il giudice decideva di sospendere la causa per sottoporre alla Corte di giustizia alcune questioni pregiudiziali, dirette a chiarire se la descritta operazione rientri o meno nella sfera dell'Iva, se possa qualificarsi come recupero di crediti e come debba determinarsi il corrispettivo. Nella sentenza, la Corte ha ricordato anzitutto che rientrano nel sistema dell'Iva le prestazioni rese a titolo oneroso, circostanza che sussiste quando tra le parti intercorre un rapporto giuridico nell'ambito del quale avvenga uno scambio di reciproche prestazioni, nel quale il compenso ricevuto dal prestatore costituisca il controvalore effettivo del servizio prestato all'utente. Nel caso di specie, diversamente che nell'operazione di factoring, la società cessionaria dei crediti non riceve alcun corrispettivo da parte del cedente, per cui non compie un'attività economica ai sensi della direttiva Iva, né fornisce una prestazione di servizi ai sensi della direttiva stessa. La differenza tra il valore nominale e il prezzo di acquisto dei crediti, in particolare, non costituisce il corrispettivo diretto a compensare il cessionario, ma riflette il valore economico effettivo dei crediti al momento della cessione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa