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Acquisti di case e auto, il governo pensa a sgravi e deduzioni

C’è anche il ritorno degli incentivi per le auto fra le misure allo studio del governo. Un meccanismo di defiscalizzazione simile a quello già messo in cantiere per la casa. Ma il provvedimento che potrebbe contenere tutte e due le misure, il decreto legge «sblocca Italia», rischia di essere rinviato di qualche settimana. La materia sarà comunque affrontata nel Consiglio dei ministri di domani. Ma solo nelle sue linee generali e senza l’approvazione formale di un testo: giro di tavolo e slides , insomma, secondo un modello già sperimentato dal governo Renzi. Perché questa frenata? Da una parte i contenuti non sono ancora definiti, specie sulle coperture degli incentivi, con il ministero dell’Economia, sempre guardingo su ogni capitolo di spesa. Dall’altra il governo vuole evitare di prendere la rincorsa verso il burrone: tra pausa estiva e battaglia al Senato, un decreto approvato a fine luglio rischierebbe di non essere convertito in legge nei 60 giorni fissati dalla Costituzione. E sarebbe meglio far partire il cronometro della conversione alla fine di agosto. 
Per gli incentivi alle auto è il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi a parlare di un meccanismo «sulla falsariga delle ristrutturazioni edilizie, che è valso due punti di Pil», il Prodotto interno lordo. Non un semplice bonus come in passato, dunque. Ma la possibilità di dedurre una parte del prezzo d’acquisto dalla dichiarazione dei redditi, a patto di rottamare un mezzo inquinante, e con la restituzione dello sconto fiscale nel corso di 5 anni. Inizialmente l’idea doveva riguardare solo gli autobus, e per questi mezzi sarà rafforzata dal divieto di circolazione entro il 2016 per i veicoli più vecchi, da euro 0 a euro 2. Poi è stata allargata al settore delle auto private, dove però ci si limiterebbe alla defiscalizzazione del prezzo di acquisto per chi rottama un’auto vecchia, senza l’aggiunta del divieto di circolazione per i mezzi più inquinanti. Dalla Fiat fanno notare che l’amministratore delegato del gruppo Sergio Marchionne si è sempre detto contrario agli incentivi. Che peraltro, se annunciati e poi non attuati, hanno pure il difetto di bloccare il mercato in attesa di eventi.
In ogni caso il meccanismo è lo stesso che dovrebbe essere applicato alla casa. E cioè la deducibilità del 20% del prezzo d’acquisto per gli immobili nuovi o completamente ristrutturati che vengono dati in affitto a canone concordato per un periodo di almeno otto anni. Un modello già applicato in Francia con un discreto successo che servirebbe a spingere sul mercato un pacchetto di case a prezzo calmierato. Ma, soprattutto, a smaltire una parte delle abitazioni invendute che stanno affossando i bilanci delle aziende di costruzione, in modo da rilanciare un settore che è sempre capace di far girare il vento dell’economia. Proprio per questo il decreto «sblocca Italia» viene considerato fondamentale per inseguire quella ripresa che ancora non si vede. Il provvedimento mette sul piatto 3,7 miliardi di euro, in tre anni, per un serie di cantieri fermi da tempo. E fissa anche l’obbligo di spendere ogni anno almeno lo 0,3% del Prodotto interno lordo, poco meno di 5 miliardi di euro, proprio per le grandi opere. Allo studio anche una revisione del cosiddetto project financing , cioè la partecipazione dei privati alle opere pubbliche in cambio della gestione dell’infrastruttura. Un meccanismo già previsto, ma che finora ha dato pochi risultati.
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