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«Acquisti di bond senza limiti a difesa dell’euro»

A fine luglio a Londra, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, aveva dichiarato di esser pronto a fare tutto il necessario per salvare l’euro. Ieri, dopo diverse settimane in cui l’aspettativa ha spinto i mercati finanziari al rialzo, ha spiegato come. Il piano, battezzato Omt (Outright monetary transactions) e approvato dal consiglio della Bce con la sola voce contraria del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, prevede, come anticipato nei giorni scorsi, l’acquisto sul mercato secondario di titoli del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona – i primi candidati sono Spagna e Italia – con vita residua da 1 a 3 anni. La Bce non ha fissato in anticipo alcun limite quantitativo, il che non è proprio lo stesso che dire che le operazioni saranno illimitate, ma dà ai mercati il segnale che l’istituto di Francoforte è pronto a dare agli interventi «dimensioni adeguate» al raggiungimento dell’obiettivo, come ha sottolineato Draghi. Le operazioni saranno in realtà limitate dall’ammontare dei titoli in circolazione su queste scadenze (circa 500 miliardi di euro per l’Italia, 250 per la Spagna, secondo stime di Riccardo Barbieri, economista di Mizuho).
A giudicare dalla prima reazione, i mercati sono apparsi convinti che la Bce avvia creato “una barriera credibile” contro la rottura dell’unione monetaria. L’annuncio di ieri dovrebbe rassicurare che «l’euro è irreversibile» e quindi sottrarre ai rendimenti di titoli di Stato della periferia d’Europa quella componente che Draghi ha attribuito alle «paure infondate» del ritorno alle monete d’origine.
Lo stesso presidente della Bce ha però ammesso che l’Eurotower può creare solo «una delle due gambe» per portare in salvo l’euro. L’altra metà del compito spetta ai Governi. E in particolare a quelli di Spagna e Italia, i Paesi ai quali per primi potrebbero applicarsi gli interventi della Bce, ma che finora si sono mostrati riluttanti a farlo e ai quali non si applicheranno, ha detto Draghi, condizioni «più morbide» che ad altri.
Il piano dovrebbe contribuire ad abbassare i rendimenti delle obbligazioni, che, nel caso della Spagna, a fine luglio, prima del discorso di Draghi, avevano superato l’insostenibile livello del 7,5% a due anni. L’obiettivo è quello di recuperare una trasmissione della politica monetaria che si rifletta allo stesso modo sull’economia reale nei diversi Paesi, mentre ora le divergenze, sia nei rendimenti di debito sovrano sia nel costo del capitale per le imprese, sono enormi. L’economia dell’Eurozona è in recessione: la Bce, anche se per ora ha deciso di non tagliare di nuovo i tassi dopo il ribasso di luglio, nelle sue nuove previsioni, ridotte rispetto a giugno, indica una contrazione dello 0,4% quest’anno e una crescita dello 0,4% il prossimo.
Gli acquisti di titoli, a differenza degli ultimi due anni in base al programma Smp con interventi per oltre 200 miliardi di euro, saranno sottoposti a una stretta condizionalità, per evitare che all’intervento della Bce corrisponda, come è avvenuto nel caso dell’Italia nell’estate 2011, un allentamento dell’impegno al risanamento di bilancio e alle riforme strutturali. Draghi chiede «grande determinazione» ai Governi per raggiungere quiesti obiettivi e la Bce non interverrà se non dopo la richiesta dei Paesi si sia concretizzata in un programma economico concordato con il fondo salva-Stati Efsf e (presumibilmente, dopo l’approvazione della Corte costituzionale tedesca mercoledì prossimo) con il suo successore, l’Esm. Le modalità sono due: un programma a pieno titolo e uno precauzionale (Eccl), con condizioni meno stringenti. I fondi hanno la possibilità di intervenire acquistando titoli, a differenza della Bce, sul mercato primario. La Bce chiede anche il coinvolgimento del Fondo monetario nella definizione e nel monitoraggio dei programmi, anche se, il ruolo dell’Fmi, se, come probabile, non fornirà finanziamenti, resterbbe subalterno. La condizionalità scatterebbe qualora il Paese non dovesse rispettare gli impegni presi: a quel punto il consiglio della Bce, in autonomia, può decidere di sospendere l’Omt. A questo potrebbero rivolgersi, una volta che saranno pronti a tornare sui mercati dei capitali, anche Irlanda (per la quale quest’obiettivo appare vicino) e Portogallo. Non c’è una soglia dei rendimenti che farebbe scattare gli acquisti, ma la Bce guarderà a una serie di indicatori, ha detto Draghi, compresi gli spread e l’andamento dei credit default spwas.
L’altra grande differenza rispetto all’Smp è l’abbandono da parte della Bce del suo status di creditore privilegiato rispetto ai privati, il che ridurrebbe le potenziali perdite di questi in caso di una ristrutturazione del debito e quindi non dovrebbe disincentivarne gli acquisti di titoli. Come nell’Smp, la Bce si impegna a sterilizzare gli acquisti di titoli (a differenza di quanto fanno la Federal Reserve Usa e la Banca d’Inghilterra), riassorbendo la liquidità creata con le operazioni, in modo da non esporsi alle accuse di parte tedesca di creare inflazione.

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