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Acquisti su Borse e banche dopo la Bce

Le Borse europee proseguono nel mini-trend euforico che le ha portate a guadagnare il 5,5% nelle ultime quattro sedute consecutive, tutte al rialzo (ieri +1,2%). Meglio ha fatto Piazza Affari dove il Ftse Mib, conteggiando anche il +1,64% di ieri, porta il bilancio delle ultime quattro sedute post-referendum a +8% (+13,6% rispetto ai minimi di fine novembre). L’indice delle blue chip milanesi ora viaggia a ridosso dei 18.500 punti, come non accadeva da fine aprile.
Anche ieri le banche italiane l’hanno fatta da padrone mettendo a segno un +3,6% medio (+15% in una settimana). Banca Mps è salita del 4,1%, all’indomani del consiglio di amministrazione che ha chiesto tempo fino al 20 gennaio per completare la ricapitalizzazione. Dopo avere più volte cambiato la direzione di marcia, hanno terminato in progresso del 2,98% le UniCredit, nel giorno dell’annuncio della cessione di Banca Pekao. Operazione dalla quale l’istituto incasserà 2,4 miliardi di euro, anche se il closing è atteso nella prima metà del 2017. Sono volate le azioni delle popolari, con Bpm in progresso del 10%. Occhi puntati anche su Ubi (+3,38%), visto che, secondo indiscrezioni, l’istituto potrebbe a breve ottenere semaforo verde dalla vigilanza europea per rilevare le tre good bank di suo interesse (Banca Etruria, Cassa Marche e CariChieti). Sul fronte assicurativo, Generali ha vantato un rialzo del 4,58%, ancora sull’onda delle ipotesi che la compagnia sia sul punto di cedere le attività in Francia. Pare infatti che siano in corso contatti tra le Generali e Allianz per la vendita di Generali France, asset chiave del business del Leone ma potenziale ostacolo Antitrust in caso di una maxi fusione con Axa.
Al di là delle singole storie, a dare la carica alle Borse europee e ai titoli finanziari è stata la Banca centrale europea. L’istituto di Francoforte guidato da Mario Draghi ha prorogato il programma di quantitative easing da fine marzo 2017 a fine 2017. Nove mesi in più della precedente scadenza, con una modifica. Il periodo di proroga (da aprile 2017) vedrà calare l’iniezione mensile di liquidità da 80 a 60 miliardi. In pratica, dopo aver acquistato quasi 900 miliardi di obbligazioni nel 2016, la Bce dovrebbe acquistarne altre 780 miliardi nel 2017. Ma la grande novità riguarda l’ampliamento del bouquet di titoli acquistabili: non più solo quelli con scadenze comprese tra 2 e 30 anni, ma anche titoli con scadenza più breve (1 anno). Allo stesso tempo è stato eliminato il limite sul tasso dei titoli acquistabili: se fino ad oggi la Bce non poteva acquistare titoli sul mercato secondario con un tasso inferiore a quello sui depositi (-0,4%) con le nuove regole potrà comprare anche titoli con rendimenti più in basso di questa soglia.
Questo annuncio ha avuto un effetto importante sulle Borse (che esprimendo asset rischiosi beneficiano di politiche monetarie espansive) e sulla curva dei rendimenti. È avvenuto quello che i tecnici chiamano “steepening”, ovvero un irripidimento della curva (i rendimenti a breve sono scesi e quelli a lunga sono aumentati). Lo “steepening” ha dato nuova linfa ai titoli delle banche che in caso di aumenti dei tassi a lunga possono vedere aumentare le prospettive di redditività, oggi duramente compromesse dalle ultime politiche monetarie espansive che da diverso tempo hanno schiacciato i tassi (e i profitti per gli operatori del credito).

Vito Lops

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