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Acquisizioni l’Italia scala meglio a New York

di Alessandra Puato

L’ ultimo acquisto è di settimana scorsa: la Uvet Viaggi della famiglia Patanè è diventata il primo azionista della parigina Avexia Voyages, inve
tendo 1,2 milioni. Una briciola, finanziariamente, ma anche un segnale in controtendenza mentre sono i francesi, in testa Lactalis (al 28,97%di Parmalat), a comperare le aziende italiane. Le industrie italiane sono solo prede? No, a prima vista. Abbiamo campioni dello shopping come le semistatali Enel, Eni e Finmeccanica, banche come Unicredit, multinazionali come Autogrill e aziende familiari come Amplifon, Campari, Lavazza, Luxottica, Brembo, i Della Valle e i Borletti. Sono ormai «italiane» , almeno per un pezzo, Printemps e Saks, Endesa e Chrysler, il Tia Maria e il Glen Grant, i duty free europei e i colossi petroliferi inglesi Lasmo e Burren Energy. Ma è anche vero che dal 2008 al 2010 le acquisizioni italiane all’estero sono precipitate da 123 a 47 (dato Kpmg). E proprio la Francia è il fanalino di coda: solo 6,116 miliardi investiti dall’Italia in M&A (fusioni e acquisizioni) in dieci anni. Meno della Russia, un terzo degli Usa. Il mercato più vivace. I numeri Lo rivela la ricerca condotta da Kpmg per Corriere Economia. Sono state considerate le maggiori acquisizioni italiane, Paese per Paese, fra il 2000 e il 2010. Ecco la classifica dei nostri investimenti all’estero (vedi grafico): prima la Spagna (45,1 miliardi), seconda la Germania (29,2), terzi gli Usa (22), quarta l’Inghilterra (15,3), quinta la Russia (7,7), sesta la Francia. Si segnala poi l’India con piccoli (458 milioni) ma significativi casi: Italcementi, Lavazza, Maire Tecnimont, Prysmian. In tutti questi Paesi l’Italia è presente da «raider» , ma con due standard, nota Max Fiani, responsabile Corporate finance di Kpmg: le società di derivazione pubblica e le familiari. «Eni, Enel, Finmeccanica, Unicredit — elenca Fiani —. Il mondo ex-pubblico è una piattaforma importantissima per l’Italia che va all’estero. Qui l’equilibrio Stato-privato ha funzionato» . Quanto alle familiari, «comperano all’estero quelle molto managerializzate, con strategie di lungo termine» dice Eugenio Morpurgo, amministratore delegato di Fineurop Soditic. Ma vediamo dove siamo e con chi. Le anomalie Il luogo dove abbiamo più peso è dunque la Spagna: un caso anomalo, però, perché la «spesa» , rivela l’indagine Kpmg, è quasi tutta dell’Enel. Dei 45 miliardi complessivi, l’acquisto di Endesa (2009) ne assorbe da solo 38. Contando anche Nueva Viesgo e Red Electrica, gli altri due acquisti, sono targati Enel 40,3 miliardi. Le ultime operazioni sono della Investindustrial di Bonomi (Portaventura, 2009) e di Mediaset (Dts, 2010). Lo stesso in Germania, dove Unicredit, con i 19,3 miliardi sborsati per Hvb, copre i due terzi della spesa totale. Qui i movimenti maggiori sono nella finanza e nel mattone: oltre a Piazza Cordusio, anche Generali (Commerzbank, Amb) e Pirelli Re (BauBeCon) hanno comperato quote. Ma sono tutte operazioni vecchie. L’ultima è del 2008, Lottomatica-Atronic. Nel Regno Unito l’asso pigliatutto è l’Eni, che fra Lasmo e Burron Energy (totale 6,6 miliardi) ha iniettato da sola quasi la metà dei capitali italiani. Ma una è del 2001 e l’altra del 2008, l’ultimo anno nel quale si registrano acquisti: oltre all’Eni, di Autogrill (World Duty Free Europe) e della cordata Rreef-Generali Borletti-Pirelli Re (Highstreet Am). La fusione fra le Borse inglese e italiana non sembra avere aiutato lo scambio di pacchetti azionari. In Russia il dato è relativamente alto, quasi otto miliardi, ma falsato da GazpromNeft, che Eni ha rilevato con Enel per 4,3 miliardi nel 2007, però per rivenderla a Gazprom. Per il resto, si registrano le mosse di Enel (Oao Ogk), Unicredit (International Moscow Bank) e Intesa (Kmb Bank), più Generali che nel 2007 divenne socia al 49%di Ppf Beta, fondo di Peter Kellner. L’acquisto più recente è del 2009, Prysmian-Rybinsk, ma minuscolo (2 milioni). Quanto alla Francia, l’operazione Borletti-Printemps è la prima a valore (1,07 5 miliardi), ma ha già più di quattro anni. La seconda (973 milioni) è l’acquisto del 55%di Génèral de Santé da Ligresti, DeA e Mediobanca, ma nel 2007. Nello stesso anno, hanno acquistato aziende De Agostini (Marathon), Recordati (Orphan Europe) e Sorgenia (Société Française d’Eoliennes). La spesa più recente è del 2009: Illva Saronno Tia Maria. L’eccezione positiva sono gli Usa. Fiat-Chrysler, Lottomatica Gtech, Eni-Dominion, Finmeccanica-Drs sono le più grandi operazioni italiane, tutte concluse negli ultimi quattro anni. Valgono 10,2 miliardi, la metà del totale. Ma si sono mossi di recente anche Campari, Sigma Tau, Lavazza. Più Della Valle, ormai primo azionista di Saks. Dice Morpurgo: «Gli Usa sono il terreno più fertile, anche perché fare acquisizioni è l’unico modo per entrarvi. Casi riusciti? Lottomatica, Finmeccanica, Campari» . Se in Francia siamo fermi, nota Fiani, è perché «c’è stato un consolidamento più rapido» : ormai le aziende sono troppo grandi. E «sono state messe in atto operazioni difensive per aumentare le dimensioni dell’obiettivo, annullando la possibilità di scalate ostili, vedi Suez Gdf» . Morale? «Dobbiamo fare lo stesso anche noi» .

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