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Acea taglia i costi e aumenta l’utile

La crescita dei ricavi (+1,6%, a quota 888,2 milioni di euro) e la spending review sui costi esterni trainano i conti di Acea. Ieri il cda dell’utility capitolina ha approvato i risultati dei primi tre mesi del 2013 che si chiudono con un incremento dell’utile netto del 60,7%, a 38,9 milioni di euro, e un rialzo dell’Ebitda del 12,5% (177,7 milioni), per via, come detto, del buon andamento dei profitti e del contenimento dei costi, ma anche della spinta assicurata dall’area Ambiente e dall’Energia. Sale poi il risultato operativo che segna un progresso del 32,6%, a 94,8 milioni.
L’unica nota dolente è la posizione finanziaria netta che si attesta a 2,638 miliardi di euro, in linea con il primo trimestre dello scorso anno ma in aumento di 143,4 milioni rispetto al dato di fine 2012 (2,495 miliardi). La variazione dell’indebitamento, appesantito dall’aumento del circolante – passato da 112,1 milioni di fine dicembre scorso a 265,9 milioni – risente, spiega il gruppo nella nota diffusa ieri, «del perdurate della complessa situazione di mercato che ha comportato una difficoltà nella capacità di generare cassa da parte delle principali società del gruppo, difficoltà determinata anche da motivazioni di carattere stagionale che storicamente vengono compensate nei trimestri successivi».
Nonostante la complicata congiuntura, però, la società, sottolinea il presidente Giancarlo Cremonesi, «ha confermato nei primi tre mesi dell’anno in corso una solidità economica-finanziaria e una particolare attenzione al territorio di riferimento e alla qualità dei servizi». Mentre il neo ad, Paolo Gallo, pone l’accento sul «contributo di tutte le aree di business», «sull’efficace azione di contenimento dei costi della capogruppo» e «sulla funzionale gestione finanziaria», grazie ai quali «abbiamo conseguito elevati livelli di redditività con una crescita a doppia cifra di tutti gli indicatori economici».
Tornando ai dati, gli investimenti sono pari a 77,5 milioni di euro rispetto ai 189,6 milioni del primo trimestre 2012 – che includevano però i 113 milioni spesi per l’acquisto della sede – e sono andati soprattutto a supportare l’Idrico (46,8 milioni) e le Reti (24 milioni). Passando poi alle performance delle singole aree, spicca il contributo dell’Energia, il cui Mol è aumentato del 79,8% (22,3 milioni) per effetto dei maggiori ricavi per certificati verdi dopo il repowering degli impianti idroelettrici di Salisano e Orte, delle maggiori quantità di elettricità prodotta e della valutazione a fair value dei contratti di copertura del portafoglio.
E per il futuro? La rotta è puntata sull’efficienza operativa e sul contenimento dei costi. Con un occhio anche alla messa in campo di interventi di riduzione del circolante, sotto il faro delle agenzie di rating. Senza tralasciare la possibilità di nuove operazioni, come la valorizzazione degli asset residui rimasti nel portafoglio di Arse (la controllata che opera nelle rinnovabli), dopo la vendita, a fine dicembre, di 32,544 Mw a Terra Firma. L’eventuale cessione riguarderebbe, secondo i dati riportati nel bilancio 2012, 13.403 KWp distribuiti tra Roma (7.110 KWp) e la Puglia (5.778 KWp).
Sempre ieri, infine, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha stoppato le nuove voci di un ridimensionamento della quota detenuta dal Campidoglio. «Abbiamo ipotizzato la privatizzazione quando la legge lo imponeva, poi la Consulta l’ha cancellata. Finchè la norma è questa il Comune resterà al 51%». Mentre in Borsa il titolo ha chiuso a +1,15%, a 5,28 euro, dopo un avvio stentato.

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