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Acea, i profitti salgono a 83 milioni Hera migliora i margini, assist S&P

Il mix derivante dalla spinta dei business principali e dall’ulteriore miglioramento dell’efficienza della “macchina” spinge i conti di Acea e Hera al giro di boa del trimestre. Così le multiutility arrivano allo snodo dei primi risultati dell’anno con gli indicatori in crescita.

Il gruppo guidato da Giuseppe Gola manda in archivio i conti con un utile netto in rialzo del 18%, a 83 milioni, un ebitda in crescita del 13%, a 312 milioni, e un ebit in progresso del 12%, a 156 milioni, mentre i ricavi fanno segnare un incremento del 12%, a 930 milioni con l’indebitamento che si attesta a 3,63 miliardi contro i 3,52 miliardi di fine 2020 per effetto dei maggiori investimenti, del mutato perimetro di consolidamento e dei consueti fattori stagionali. Sui margini più che positivi hanno inciso soprattutto le performance delle aree idrico (ebitda in aumento del 12,2%, a 163 milioni), del commerciale e trading (+44%, a quota 24,7 milioni) e dell’ambiente (+20%, a 15 milioni). Gli investimenti ammontano a 231 milioni (+21%). I risultati del primo trimestre, «sono estremamente brillanti, siamo “on track”, anche in anticipo, sui piani di crescita dell’azienda», ha commentato, in conference call, il ceo Gola che, guardando al target 2021 per l’ebitda, atteso in crescita del 6-8%, ha quindi aggiunto «che possiamo pensare di stare nella fascia alta dell’obiettivo e valuteremo un potenziale update con la semestrale». L’ad ha anche chiarito che il raddoppio del Peschiera, «un’opera fondamentale», non sarà finanziato con il Pnrr «ma ci saranno fondi pubblici, insieme alla quota parte».

Quanto a Hera, il trimestre si è chiuso con un utile netto per gli azionisti in crescita del 6,3%, a 132,2 milioni, un ebitda in rialzo del 3,7%, a 362 milioni, e un ebit in aumento del 5,4%, a 223,1 milioni, mentre i ricavi sono stati pari a 2,3 miliardi, con un incremento del 10,5% sullo stesso periodo del 2020. A fine marzo, il debito è sceso a 3,07 miliardi rispetto ai 3,22 miliardi registrati a fine dicembre: lo scarto, chiarisce il gruppo guidato da Stefano Venier nella nota diffusa ieri, è dovuto al contributo positivo della gestione operativa con riverberi anche sul rapporto debito netto/Mol in calo a 2,71x rispetto al primo trimestre 2020 (2,93x). Forte dei risultati e della “promozione” incassata da Standard & Poor’s (rating alzato a BBB+ con outlook stabile), l’azienda guarda ora a «ulteriori possibilità», come ha detto ieri il presidente esecutivo Tomaso Tommasi di Vignano, «che si concretizzeranno prossimamente, con la chiusura di operazioni di sviluppo per linee esterne nel settore dei rifiuti industriali su cui stiamo lavorando, muovendoci anche in nuovi territori». Nel regolato, poi, ha aggiunto, «siamo in attesa della formalizzazione dell’esito delle gare nell’idrico di Rimini, nell’ambiente a Modena e nella distribuzione gas a Udine».

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