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Acea, nel piano più cedole e investimenti. «Così vogliamo contribuire al rilancio»

«Un piano solido in un momento difficile per il sistema Paese in cui Acea, in virtù del suo business estremamente resiliente, ha avuto e avrà la possibilità di continuare a lavorare e a investire». L’ad di Acea, Giuseppe Gola, non ha dubbi sul contributo che la multiutility fornirà nella fase di rilancio, non appena l’emergenza sarà alle spalle, e lo dice forte di un piano che promette una crescita media annua dell’Ebitda del 7% al 2024, quando toccherà gli 1,4 miliardi (+38% rispetto al 2019), un dividendo minimo nel 2021 di 80 cent per azione (e un monte cedole di 860 milioni al 2024, in crescita sul vecchio piano) e, soprattutto, ricadute per 6 miliardi sul Pil e 21mila posti di lavoro, tra diretti e indotto.

Partiamo dalla remunerazione degli azionisti. Qual è la strategia?

In termini qualitativi confermiamo la politica dei dividendi dei precedenti piani con una cedola in continua crescita e con pay-out pressoché stabile rispetto agli utili netti generati. Sul piano quantitativo, nel 2019 abbiamo distribuito un dividendo di 78 centesimi per azione, più alto dell’11% rispetto all’anno precedente e maggiore di quello che avevamo promesso nel vecchio piano (0,75 euro). Il livello comunicato è dunque un floor minimo su cui andremo a lavorare per remunerare ancora meglio i nostri azionisti e lo facciamo in un momento in cui molte aziende sono invece costrette a cancellare o a ridurre la cedola.

Nel piano sono previsti 200 milioni per M&A nella generazione da fonti green. Quali sono i target?

Negli ultimi 18 mesi ci siamo già assicurati 50 megawatt di nuova capacità installata acquisendo impianti esistenti e ora stiamo lavorando su piccole operazioni. In parallelo, però, ci stiamo muovendo sullo sviluppo di nuovi impianti che realizziamo in modo totalmente autonomo andando ad acquistare i terreni e avviando l’iter autorizzativo o acquisendo i diritti su terreni già autorizzati.

Sosterrete da soli questa crescita?

Riteniamo di avere le spalle larghe dal punto di vista operativo e industriale. Visti i target che ci siamo dati, cioè 750 megawatt circa di potenza installata da fotovoltaico al 2024, ipotizziamo però nell’arco di piano di avere uno o più partner finanziari, che saranno tipicamente dei fondi di investimento, ai quali cederemo il 51% della società che gestirà questi impianti, ma manterremo il 100% della gestione operativa degli asset.

Puntate a più che raddoppiare la vostra capacità di trattamento dei rifiuti con 2,9 milioni di tonnellate nel 2024, anche con nuove acquisizioni. Come vi muoverete?

Stiamo lavorando su diverse operazioni, alcune delle quali a uno stadio abbastanza avanzato, per andare a coprire tutto il ciclo dei rifiuti sia rilevando impianti esistenti sia impianti da realizzare ma già autorizzati. E la nostra area d’interesse resta il centro Italia allargato dove c’è carenza di strutture e dove puntiamo a diventare l’operatore di riferimento andando a catturare anche quei rifiuti che attualmente, per essere trattati, vengono spostati dal sud al nord con costi e livelli di inquinamento elevati. Ma vediamo anche opportunità di acquisizioni o fusioni al Nord Italia dove c’è un’ottima disponibilità di impianti, alcuni ancora a gestione familiare, che vedono la necessità di un salto verso un operatore industriale.

L’idrico resta molto frammentato. C’è la possibilità di consolidarsi?

Come primo operatore idrico nazionale, vogliamo svolgere un ruolo attivo in tal senso e parteciperemo alle gare per il rinnovo delle concessioni se e quando saranno celebrate. Ciò detto, negli ultimi due anni abbiamo poi consolidato alcune partecipate in cui abbiamo una quota di minoranza. Lo abbiamo già fatto per Gori e per l’acquedotto del Fiora e stiamo lavorando sulle altre partecipate nell’Umbria, dove siamo a uno stadio più avanzato, e nel resto della Toscana. E, dalla combinazione di queste due leve, stimiamo un contributo aggiuntivo all’Ebitda di 100 milioni al 2024.

C’è una forte carenza di infrastrutture idriche soprattutto al Sud. Che ruolo può giocare Acea?

Abbiamo le competenze per farle e siamo presenti in tutto il centro-sud d’Italia. Si tratta di opere non realizzabili mediante l’attuale schema tariffario perché determinerebbero aumenti insostenibili per gli utenti, ma che vanno costruite con risorse pubbliche, magari attingendo al Recovery Fund, e ci candidiamo a essere l’attore privilegiato in questa partita.

Nel piano stimate una crescita di 240mila clienti al 2024. Rileverete anche pacchetti di nuovi utenti?

No, puntiamo a una crescita organica che potrà essere supportata anche dall’apertura totale del mercato libero. Dall’altra parte, stiamo lavorando alla crescita della marginalità dei singoli clienti andando ad ampliare il set di servizi forniti, dalla mobilità elettrica all’efficienza energetica.

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