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Acea, Marino vince il braccio di ferro con Gdf e Caltagirone

La guerra di Acea ha da ieri un solo vincitore: Ignazio Marino. In fondo a un durissimo braccio di ferro con il management e i soci privati della multiutility romana, l’azionista di controllo ha centrato l’obiettivo: il cda nominato con un blitz dall’ex sindaco Gianni Alemanno a pochi giorni dalle comunali (poi perse), è stato sostituito con un board nuovo di zecca, a prevalenza femminile, che corrisponde ai desiderata del nuovo governo cittadino. Presidente sarà l’avvocato Catia Tomasetti, partner dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo; amministratore delegato Alberto Irace, già responsabile del settore idrico. Prendono il posto di Giancarlo Cremonesi, ex leader dei costruttori da sempre vicino al centrodestra, e di Paolo Gallo, manager nel settore energia fortemente sponsorizzato da Francesco Gaetano Caltagirone.

L’attuale sindaco lo aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe cambiato tutto: ci ha impiegato un anno, svariate lettere di diffida e persino un ricorso in tribunale, ma alla fine ce l’ha fatta. Forte del suo 51%, usando a pretesto la riduzione dei consiglieri di amministrazione e dei loro compensi, ieri all’assemblea dei soci Marino si è esibito in un oneman show: intervenendo personalmente su ogni punto all’ordine del giorno, prima ha provocato la decadenza del vecchio cda, quindi lo ha sostituito con uno più snello (7 membri anziché 9) e meno costoso. La presidente Tomasetti guadagnerà 120mila euro, il 70% in meno del suo predecessore; l’ad Irace 470mila, meno 41% rispetto a Gallo, che comunque resterà direttore generale. E poiché ciascun consigliere (Elisabetta Maggini e Paola Profeta per il Campidoglio; Giovanni Giani e Diane D’Arras per Suez; Caltagirone jr in rappresentanza del padre) non potrà incassare più di 26mila euro l’anno, la spesa per l’intero board scenderà da 2 milioni a 792mila. Vittima del taglio: Paolo Di Benedetto, marito dell’ex ministro Severino e consigliere uscente in quota Caltagirone. Il quale, sebbene sia il principale socio privato, ha perso un rappresentante mentre i francesi ne mantengono due: frutto, probabilmente, di un gentlemen agreement.
Non è un caso che entrambi abbiano votato contro tutte le proposte di Marino. «È possibile ridurre i costi senza tagliare il numero dei consiglieri. La posizione di Roma Capitale è dannosa per la società e per tutti i suoi azionisti», ha tuonato Gdf-Suez. «Non consente una equilibrata rappresentanza», la denuncia di Caltagirone. Pesantissimo Lupo Rattazzi, delegato di GL Investimenti (di cui fa parte anche Giovanni Malagò) che detiene meno del 2% di Acea: «Il sindaco non ha detto nulla sulla strategia. Questa è una decisione politica, un’azione che mira alle poltrone. In alcune stanze del Comune me l’hanno detto chiaro: “Mandiamo via Gallo perché non è un uomo nostro”. Comportamento che nuoce alla reputazione dell’Italia sui mercati internazionali ». Ma Marino rivendica: «Scelte nel merito, non per appartenenze politiche. È una bellissima giornata». Esulta pure l’avvocato Gianluigi Pellegrino: «La novità per Roma e l’esempio per l’Italia sono sotto gli occhi di tutti».
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