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Ace, scomputo in accertamento

Anche l’Aiuto alla crescita economica (Ace) riportato in avanti può essere scomputato in sede di accertamento, ma le novità apportate con l’art. 25 del dlgs n. 158/2015 non hanno affrontato in modo organico la questione del riconoscimento di questo genere di posizioni attive.

La novella ha restituito certezza, dopo anni di confusione, a una tematica di spessore come quella riguardante lo scomputo delle perdite dal rilievo, risolvendo pertanto in via indiretta la questione delle sanzioni. Ma tra le pieghe del provvedimento è stato riaffermato, a ben guardare, un più ampio principio di carattere generale, che involve l’azione di accertamento, la quale non può esimersi dal ricondurre l’imposizione alla capacità reddituale del dichiarante (cfr. relazione illustrativa), e va informata ad importanti principi come quello della ragionevolezza e dell’imparzialità (cfr. sentenza n. 15452/2010, Cassazione), il che vuol dire anche mettere da parte formalismi connessi alla sovrapposizione di istituti e procedure che immancabilmente caratterizzano il settore tributario.

Così, anche l’introduzione di una nuova procedura (obbligo di istanza), si presta a favorire un adeguato, consapevole e trasparente processo di interazione e riscontro con il Fisco, poiché in gioco ci sono precisi diritti e la salvaguardia di posizioni attive riconosciute dalla disciplina positiva.

E allora, non ci si può sottrarre dall’interrogarsi sulla sorte di altre posizioni attive, come le eccedenze di Ace o, in modo ancor più strutturale, di interessi passivi (articolo 96 commi 7 e 8 del Tuir), sempre nella doppia ottica concernente la posizione dell’impresa stand alone e quella del consolidato (in entrambi i casi le eccedenze non transitano mai nel consolidato).

Per l’Ace, per esempio, siamo in presenza di una norma che intende stimolare la competitività delle aziende che incrementano il proprio livello di patrimonializzazione; al realizzarsi dei presupposti di legge emergono le condizioni per riconoscere un vero e proprio diritto soggettivo all’applicazione della deduzione in sede di accertamento, dato che queste condizioni proprio non potevano emergere prima del rilievo (in sede dichiarativa).

Le rigidità interpretative/dottrinali sul riferimento alla deduzione in dichiarazione (evidenziate da Assonime, circolare n. 17/2012) denotano il vizio tipico del settore tributario, in cui spesso si inquadrano i fenomeni e le procedure in senso isolato, e non in adeguato rapporto di osmosi con le diverse fasi in cui si esplica il rapporto tributario.

Ora pretendere, per le perdite come per l’Ace, che in sede di dichiarazione originaria si realizzi uno scomputo su redditi che ancora non ci sono (giuridicamente e di fatto), significa continuare con la palla al piede di antichi formalismi che un Fisco moderno non si può permettere, e che, come dimostrato nell’esperienza recente, non portano da nessuna parte, se non per certi versi a forzare la mano applicando sanzioni indirette nei confronti di un comportamento ritenuto deplorevole (sottodimensionamento della base imponibile).

Del resto, per l’Ace non maturano dubbi concernenti la volontà di fruire del beneficio, poiché se la società ha riportato in avanti le eccedenze questo implica che di fatto ha calcolato il bonus e non ne ha fruito nell’anno oggetto di rilievo solo per incapienza del reddito imponibile.

Resta poi da stabilire come può essere scomputato l’Ace, per esempio distinguendo, come per le perdite, tra Ace corrente (riconosciuto d’ufficio, salvo applicare le sanzioni nelle annualità successive) e Ace oggetto di riporto, caso per il quale attualmente non è prevista la presentazione dell’istanza alle Entrate. La nuova procedura introdotta dal decreto sanzioni ha infatti interessato solo l’ambito delle perdite, e questa visione monoculare del legislatore tributario, che non spende troppe parole per scrivere nero su bianco principi generali applicabili alla congerie di casi di riporto in avanti di posizioni attive purtroppo è destinata a creare confusione applicativa e disordine in sede giurisprudenziale. Senza contare che con le norme previste dalla legge n. 190/2014 (stabilità 2015) in materia di integrazione a sfavore e di ravvedimento, una volta ricevuto il Pvc il contribuente, muovendosi su di un piano dichiarativo spontaneo, può agevolmente superare l’ostacolo logico connaturato all’applicazione dell’Ace (o degli interessi passivi) in sede di accertamento, ma in quest’ottica un moderno sistema fiscale non può che prefiggersi l’obiettivo della razionalità e dell’uniformità degli effetti sostanziali rispetto a tutti i rivoli procedurali in cui si esplica il rapporto tributario.

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