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Ace e Irap, bonus soft sull’acconto

L’approssimarsi del termine per il versamento dei saldi d’imposta 2013 (con il “balletto” delle proroghe, anche quest’anno riferite ai soggetti destinatari degli studi di settore, si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) determina per i contribuenti il doversi confrontare anche con gli acconti per il periodo d’imposta in corso, tanto per i tributi “tradizionali” (Irpef, addizionali, Ires e Irap), quanto per quelli “particolari”, legati a situazioni specifiche (imposte sostitutive come la cedolare secca, l’Ivie, l’Ivafe o quella del regime dei minimi). E un impegno non da poco, né dal punto di vista finanziario, né da quello dei calcoli da realizzare. Infatti, quella che dovrebbe essere – teoricamente – una banale operazione aritmetica, diventa un percorso a ostacoli per via di una molteplicità di disposizioni che introducono vincoli, modificano aliquote, prevedono rideterminazione dell’imponibile, creando una serie di vere e proprie “trappole” il cui effetto è, spesso, quello di costringere al ravvedimento operoso chi si accorge in ritardo dell’errore.
Il primo passo da compiere è quello della scelta del metodo di calcolo, tra quello tradizionale “storico” e quello “previsionale”. Stabilito il criterio, occorre “centrare” l’aliquota di calcolo, anch’essa quanto mai mutevole negli ultimi anni, da ripartire tra i due appuntamenti di giugno/luglio e novembre. Per il 2014 si va dal 100% per i soggetti Irpef (percentuale prevista “a regime” dall’articolo 11, comma 18, del Dl n. 76/2013 e valida anche per Ivie e Ivafe) al 101,5% dei soggetti Ires (aliquota provvisoria istituita dall’articolo 1 del decreto 30 novembre 2013), misure che esplicano i propri effetti anche ai fini Irap (articolo 30, comma 3, Dlgs n. 446/1997). La percentuale di acconto Ires del 101,5% (da utilizzarsi anche con il previsionale: circolare Assonime n. 36/2013) si applica anche ai soggetti che operano nel settore bancario, finanziario e assicurativo (circolare n. 15/E/2014), destinatari nel 2013 di un “inedito” 130 per cento. Non va, tuttavia, dimenticato che per la “cedolare secca” sui canoni di locazione l’acconto è pari al 95% e se il 2014 è il primo anno di applicazione il contribuente può non versare alcuna somma, con facoltà di ridurre nel contempo l’acconto Irpef (metodo previsionale); parallelamente, per chi, nel corso del 2013, è uscito dalla cedolare, l’acconto di questo tributo non deve essere versato, e utilizzando il metodo storico si può evitare anche l’acconto Irpef sui canoni di locazione interessati dall’imposta ordinaria. La cedolare, peraltro, è una delle poche ipotesi di ricalcolo (facoltativo) al ribasso sfruttando una nuova disposizione, precisamente la riduzione dal 15% al 10% per i contratti a canone concordato (articolo 9, comma 1, Dl n. 47/2014).
Per quanto riguarda i vincoli, possiamo distinguere le varie ipotesi (schematizzate nella tabella a fianco) in due grandi categorie: norme che impongono il ricalcolo dell’imponibile di anni precedenti per adeguarsi a disposizioni nel frattempo entrate in vigore o per evitare che si tenga conto di alcune agevolazioni, e norme che impediscono o limitano l’utilizzo in sede di acconto di novità favorevoli al contribuente. Alla prima tipologia, che l’anno scorso comprendeva ipotesi eclatanti quali i costi dei veicoli per le imprese o la rivalutazione dei redditi dominicali e agrari, devono far riferimento ad esempio i soggetti non residenti che fruiscono dei carichi di famiglia, i transfrontalieri e, nell’ambito del reddito d’impresa, gli esercenti impianti di distribuzione di carburante (va sterilizzata la deduzione forfettaria sui ricavi). Un caso del tutto peculiare è quello delle imprese agricole che producono energia elettrica da fonti agroforestali e fotovoltaiche, il cui acconto 2014, previsto già con le nuove regole penalizzanti dal Dl n. 66/2014, è in corso di radicale modificazione in sede di conversione in legge (si veda «Il Sole 24 Ore» del 10 giugno). Le imprese interessate attenderanno verosimilmente luglio per versare, e sembra innaturale che gli venga richiesta una maggiorazione per ritardi di cui non sono responsabili.
Alla seconda tipologia di vincoli appartengono le norme sull’incremento del coefficiente Ace per il 2014 e sulla riduzione delle aliquote Irap, per le quali il legislatore ha voluto impedire che i contribuenti potessero sfruttare già sugli acconti i benefici previsti. Si è, quindi, vincolati al coefficiente di remunerazione “storico” del 3% in ambito Ace, mentre per il calcolo previsionale dell’Irap sono state introdotte aliquote intermedie valevoli solo a questi fini.

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