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Ace, credito Irap solo dal 2014

La conversione dell’Ace in crediti Irap riguarda le eccedenze formatesi dal 2014, mentre quelle sorte fino al 2013 potranno solamente formare oggetto di riporto a nuovo. Una volta operata la conversione, non è più consentito ripristinare la deduzione Ires. Sono alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare 21/E di ieri, con la quale l’agenzia delle Entrate prende in esame le novità riguardanti dal disciplina dell’Ace, affrontando inoltre alcune problematiche degli interpelli disapplicativi delle norme antielusive.
Conversione dal 2014
Il Dl 91/2014 ha introdotto la possibilità di trasformare le deduzioni Ace non utilizzate per incapienza del reddito imponibile in crediti di imposta da impiegare per il versamento dell’Irap. Illustrando le nuove disposizioni, l’Agenzia, con la circolare 21/E del 3 giugno 2015, ha precisato che la novità trova applicazione a partire dall’esercizio 2014, nel senso che potranno essere trasformate in crediti Irap solamente le eccedenze Ace maturate da tale periodo di imposta e non invece quelle accumulate fino al 2013. Trova così spiegazione la particolare impostazione delle istruzioni al modello Unico 2015 che, nella versione definitiva (e a differenza delle prime bozze), hanno stabilito un divieto di conversione delle eccedenze pregresse. Divieto che deve dunque intendersi limitato a quelle riportate da anni anteriori al 2014. È dunque da ritenere che un’eccedenza sorta nel 2014, non convertita in Unico 2015 e riportata a nuovo, possa essere oggetto di conversione il prossimo anno. La conversione, chiarisce la circolare, può essere anche solo parziale. Ad esempio, in presenza di una deduzione Ace del 2014 di 1.000 con un reddito imponibile di 800, l’eccedenza di 200 può essere convertita anche solo per 50, rinviando a nuovo il residuo di 150 (che potrà eventualmente essere convertito il prossimo anno). Una volta effettuata, però, la conversione non può essere revocata. Dal credito Irap non si potrà cioè ritornare a una deduzione Ires.
Se la società è in regime di consolidato fiscale, la conversione può avere ad oggetto solo la parte di eccedenza che residua dopo il trasferimento al gruppo; trasferimento che è obbligatorio fino a concorrenza del reddito complessivo del consolidato.
Compensazione libera
Nell’utilizzo dei crediti derivanti dalla conversione Ace a riduzione dei debiti a titolo di Irap, non trovano applicazione, precisa ancora la circolare, i vincoli attualmente esistenti per l’incrocio di crediti e debiti fiscali, non trattandosi, in senso tecnico, di una vera compensazione. Non vale innanzitutto il tetto annuo di 700mila euro per le compensazioni in F24, e così pure non sussiste quello di 250mila euro per i crediti di imposta inseriti nel quadro RU. Neppure si applica il divieto di compensazione in presenza di ruoli erariali e accessori scaduti per un importo superiore a 1.500 euro. Per la compensazione, infine, non è necessaria l’apposizione del visto di conformità indipendentemente dall’ammontare del credito.
Le società di capitali convertono le eccedenze al 27% (aliquota Ires), mentre per le imprese Irpef la conversione si effettua utilizzando le aliquote Irpef per scaglioni di importi. Ad esempio, un’eccedenza Ace di una ditta individuale di 20mila euro si converte in crediti Irap pari a 4.800 euro (23% su 15mila euro e 27% sui restanti 5mila euro). Non rileva il fatto che il contribuente sia assoggettato anche alle addizionali locali.
Il credito derivante dalla conversione si utilizza a riduzione dell’Irap in cinque rate uguali a partire dall’inizio del periodo di imposta successivo. La parte del quinto eventualmente superiore all’Irap dovuta per l’esercizio può essere riportata in avanti senza limite temporale. Il credito derivante da Unico 2015 si utilizza quindi, per un quinto, a riduzione dell’Irap 2014.

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