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Ace «avara» con le riserve di utili

La delibera di distribuzione di riserve di utili riduce l’agevolazione Ace dall’inizio del periodo d’imposta in cui viene adottata, anche se l’effettivo pagamento del dividendo ai soci non viene effettuato, a differenza di quanto accade per le delibere di aumento di capitale sociale, dove il conferimento di denaro aumenta il bonus Ace solo dalla data dell’effettivo versamento. Il chiarimento è arrivato dalla circolare 12/E del 23 maggio (si veda «Il Sole 24 Ore» di sabato). Per i soggetti Ires, l’Ace consiste nel dedurre dal reddito il 3% (per il 2011, 2012 e 2013, 4% per il 2014, 4,5% per il 2015, 4,75% per il 2016) della variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente al 31 dicembre 2010, al netto delle riduzioni di capitale e delle distribuzioni di riserve di utili o di capitale. La base imponibile su cui calcolare il 3%, quindi, è influenzata positivamente dai conferimenti in denaro versati dai soci (articolo 5, comma 2, decreto 14 marzo 2012) e negativamente dalle distribuzioni di riserve di utili.
Incrementi
Per la norma, gli «incrementi derivanti da conferimenti in denaro rilevano a partire dalla data del versamento», indipendentemente dal momento dell’eventuale delibera dell’assemblea di aumento di capitale o della lettera di invito ai soci a versare fondi a titolo di riserva di capitale o di futuro aumento di capitale sociale. Fanno eccezione solo i conferimenti versati dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011, se «eseguiti in attuazione di una delibera di aumento di capitale» assunta precedentemente (articolo 5 del decreto 14 marzo 2012). Questi, anche se versati in un periodo di applicazione dell’Ace, non ne sono rilevanti, perché il conferimento «è stato deciso in un esercizio antecedente a quello di prima applicazione dell’Ace» (circolare 12/E/2014).
Decrementi
Le «riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti» (distribuzione di riserve di utili o restituzione di capitale sociale o riserve di capitale), invece, «rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificati» (articolo 5, comma 4 del decreto 14 marzo 2012), per «il loro intero ammontare» senza, perciò, la necessità di operare alcun ragguaglio. Già qui, rispetto agli incrementi, vi sarebbe una disparità di trattamento, in quanto i versamenti non rilevano da inizio anno, ma dalla data del loro versamento. La disparità, ora, è stata accentuata dall’interpretazione della circolare 12/E, secondo la quale «la distribuzione di riserve di utili assume rilievo, quale riduzione del capitale proprio, a partire dall’inizio del periodo d’imposta in cui la stessa viene assunta», indipendentemente dalla data in cui il dividendo viene effettivamente pagato ai soci. Ad esempio, se una società ha deliberato la distribuzione della riserva straordinaria il 15 aprile 2013 e ha materialmente erogato il dividendo ai soci nel 2014 (esercizio coincidente con l’anno solare), il decremento del capitale proprio avrà effetto sin dal 1° gennaio 2013, in quanto si tratta del periodo d’imposta in cui è stata assunta la delibera di distribuzione degli utili. Come per gli incrementi, comunque, anche i decrementi (riduzione di capitale o distribuzione di riserve di utili), intervenuti dal 2011 in poi, a seguito di delibere già assunte in precedenza, sono esclusi dal computo della base Ace (Assonime 7 giugno 2012, n. 17).
Per le delibere assunte dal 2011 in poi, nonostante la disparità di trattamento tra il momento rilevante degli incrementi e quello dei decrementi (si veda la tabella a lato), la posizione delle Entrate su questi ultimi è coerente con quanto sostento nella circolare 53/E/2009 per il bonus capitalizzazioni.
Considerando che l’Ace è in vigore dal 2011, chi non ha considerato il decremento delle riserve dalla data della delibera, ma ha atteso l’effettivo versamento, può ora inviare per le dichiarazioni relative al 2011 e 2012 una dichiarazione integrativa a sfavore.

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