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Accuse di elusione e aiuti di Stato Starbucks e Fiat a rischio multa

Bruxelles potrebbe rovinare la festa di Fca per il debutto di Ferrari a Wall Street. È attesa per oggi una decisione della Commissione europea (che non conferma né smentisce) sulla tassazione accordata a Fiat Chrysler Finance Europe (Fcf) in Lussemburgo, e a Starbucks in Olanda. Se le due aziende saranno riconosciute beneficiarie di una tassazione selettiva e quindi privilegiata, che falserebbe la concorrenza al pari di un aiuto di Stato, potrebbero essere chiamate a rimborsare decine di milioni al fisco.
Fca, in una nota, ha smentito di aver ottenuto «alcun aiuto di Stato» dal Lussemburgo, ha precisato di aver fornito «solide spiegazioni» alla Commissione sugli accordi fiscali, e ha concluso che «qualsivoglia esito» della questione «non sarebbe significativo rispetto ai risultati consuntivati dal gruppo».
La questione riguarda i cosiddetti «tax ruling», cioè gli accordi preventivi sul trattamento fiscale garantito alle multinazionali, che in questo modo possono scegliere la residenza fiscale nel Paese più conveniente. La grande recessione e la difficoltà a rilanciare la crescita facendo quadrare i bilanci ha però spinto Bruxelles a dichiarare guerra a questi accordi e i governi europei, che accusano le multinazionali di non pagare la loro giusta quota di tasse, hanno appena deciso che dal 2017 ci sarà piena trasparenza attraverso lo scambio automatico di informazioni tra le amministrazioni degli Stati membri.
Nel mirino sono finiti molti gruppi internazionali, inclusi colossi come Apple e Amazon. Ora la Commissione Ue si prepara a chiudere i primi procedimenti. Secondo il Financial Times il verdetto di Bruxelles riconoscerà che Starbucks Manufacturing Bv paga effettivamente il 2,5% di tasse invece del 25% previsto dalla corporate tax olandese, con un conto da rimborsare pari a circa 30 milioni. Nel caso di Fcf l’aliquota fiscale effettiva applicata dal Lussemburgo sarebbe dell’1% invece del 29%. Perciò il rimborso sarebbe superiore a quello dovuto dal gruppo Usa, ma in ogni caso inferiore ai 200 milioni, secondo alcune fonti citate dal quotidiano.
Se i tax ruling venissero giudicati come aiuto di Stato, la sentenza rappresenterebbe inoltre un precedente legale per tutti gli altri procedimenti già aperti dalla commissaria Ue responsabile per la concorrenza, Margrethe Vestager. «Ogni caso però è a sé», spiega al Corriere Gianluca Zampa, avvocato dello studio Freshfields in Italia ed esperto di questioni antitrust. «Quando i criteri del tax ruling sono applicati in modo omogeneo dallo Stato a tutte le aziende, questo non può essere considerato un aiuto di Stato, diventa tale solo quando è selettivo e perciò rappresenta un vantaggio per un’azienda ai danni della concorrenza».
Si pensi ad esempio al caso di Ryanair, condannata da Bruxelles perché godeva di tariffe agevolate in alcuni aeroporti, che volevano incentivare il vettore a scegliere il proprio scalo puntando al ritorno economico garantito dal traffico passeggeri della low cost. Una pratica anti concorrenziale, che ha sollevato le proteste delle altre compagnie.

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