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Accordo tra Cipro e i creditori

Va ben oltre la ristrutturazione del disastrato settore bancario la bozza tecnica di accordo che il governo cipriota ha appena finalizzato con i suoi creditori internazionali – la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea. L’obiettivo è anche di risanare i conti pubblici e di riformare l’economia. Dal piano dipendono prestiti su tre anni per 10 miliardi di euro, alla cui prima tranche dovrebbe essere dato il benestare in maggio.
«Il compito del piano di aggiustamento è di stabilizzare il settore finanziario e ottenere la sostenibilità dei conti pubblici in modo da gettare le basi per un recupero dell’attività economica e della crescita potenziale che permetteranno alla popolazione di preservare una prosperità di lungo termine», spiegano la Commissione e l’Fmi in un comunicato pubblicato ieri mattina qui a Bruxelles. Le due istituzioni hanno ammesso che il futuro del paese è «una sfida significativa».
Sull’orlo del collasso bancario, Cipro è riuscita qualche giorno fa a strappare ai suoi creditori un sofferto salvagente finanziario. Per ottenere prestiti per 10 miliardi di euro (di cui uno proveniente dal Fondo e 9 dall’Europa), il piccolo paese mediterraneo è stato costretto ad accettare la chiusura della Laiki Bank e la ristrutturazione della Bank of Cyprus. Depositanti e obbligazionisti si assumeranno pesanti perdite. Proprio ieri restrizioni ai flussi di capitale sono state rinnovate per un’altra settimana.
Il memorandum – ieri ne circolavano copie di cui era difficile capire se fossero quelle definitive – tenta di trovare sul fronte delle finanze pubbliche «un equilibrio tra i timori ciclici di breve termine e gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo». Il sistema di welfare sarà rivisto «con l’obiettivo di garantirne la solidità e l’equità sociale», assicurano la Commissione e l’Fmi, in un contesto sociale preoccupante (a Cipro in dicembre la disoccupazione giovanile era al 31,8%).
La tassa sui profitti societari passerà dal 10 al 12,5%, mentre l’imposta sugli interessi raddoppierà dal 15 al 30%. Il piano prevede anche una riforma pensionistica e una revisione dell’indicizzazione dei salari. Sul fronte bancario, il governo cipriota dovrà adottare, tra le altre cose, leggi che vietino operazioni clientelari, come concedere prestiti ai membri dei propri organismi direttivi. Quanto al settore dell’energia – che attira per le promettenti riserve di gas – rimarrà «sotto la piena autorità» di Nicosia.
Il piano di riforma dell’economia nazionale è particolarmente ambizioso; riguarderà la concorrenza nel settore delle professioni, il mercato immobiliare, l’industria del turismo, il diritto del lavoro, oltre a una serie di privatizzazioni. Finora Cipro è stato un Paese tutto votato alla finanza (il settore creditizio rappresenta il 550% del prodotto interno lordo), dove l’agricoltura pesa per poco più del 2,3%, l’industria e le costruzioni rispettivamente circa il 6% del Pil.
Proprio a questo riguardo, molti si chiedono se il piano riuscirà a dare all’economia cipriota un nuovo modello di crescita che non sia basato solo sulle banche. «Recupereremo il denaro prestato? – si chiedeva poi due giorni fa un diplomatico europeo -. La risposta è: non lo so». Il documento tecnico sarà trasmesso ai governi nazionali. Seguirà un negoziato politico e il benestare dei paesi (per la Germania è necessario un voto parlamentare). Nel frattempo, anche l’Fmi dovrà dare il suo accordo.

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