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Accordo sull’Unione bancaria europea lite Francia-Germania, poi la tregua

Era cominciato male il vertice europeo che avrebbe dovuto tenere a battesimo la vigilanza bancaria unificata a livello dell’eurozona. Come al solito, la Germania spingeva sul freno. Ma questa volta, un po’ come era già successo al vertice di fine giugno, Angela Merkel si è scontrata con un fronte composto da Francia, Italia e Spagna, molto determinato a chiudere il dossier entro dicembre. E alla fine i tedeschi hanno dovuto cedere, almeno un po’. Il testo di compromesso finale messo a punto nella notte prevede un accordo di principio sulla sorveglianza unica affidata alla Bce entro la fine dell’anno, una messa in opera graduale nel corso del 2013 e il passaggio di tutte le seimila banche europee sotto la vigilanza della Banca centrale all’inizio del 2014.
Per cercare di sparigliare il tavolo la cancelliera ieri, parlando al Bundestag prima di volare a Bruxelles, aveva lanciato due proposte in materia di governance economica destinate a fare discutere. La prima riguarda la possibilità di porre il veto sui bilanci nazionali che non rispettino i parametri concordati nei piani di stabilità dei vari Paesi: un potere che potrebbe essere affidato ad un supercommissario agli affari economici che diventerebbe così un vero e proprio ministro europeo del bilancio.
La seconda proposta riguarda la creazione di un fondo europeo per stimolare la competitività, da finanziare con i proventi della tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax, che undici Paesi dell’Unione monetaria, tra cui l’Italia, si sono detti pronti ad adottare anche senza l’adesione degli altri partner europei. Si tratta di due idee che, sotto forme diverse, già circolano da tempo nell’ambito delle discussioni sulle riforme istituzionali per rafforzare la governance europea che saranno al centro del vertice di dicembre. Ma porle adesso all’ordine del giorno rischia di far deragliare la discussione sulla supervisione bancaria.
Su questo punto il presidente francese, François Hollande, è stato particolarmente secco. «Il soggetto del Consiglio europeo non è l’unione di bilancio, bensì l’unione bancaria. Dunque la sola decisione da prendere, anzi da confermare oggi, è la predisposizione dell’unione bancaria di qui alla fine dell’anno, e in particolare della sua prima tappa che è il sistema di sorveglianza bancaria unico europeo», ha dichiarato arrivando al palazzo Justus Lipsius di Bruxelles dove ieri pomeriggio sono cominciati i lavori del vertice. La sua posizione è condivisa da Italia e Spagna, ma anche dai vertici delle istituzioni comunitarie. «E’ estremamente importante che si trovi un accordo sul meccanismo unico di sorveglianza bancaria», ha dichiarato Barroso all’apertura dei lavori. E il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, insiste: «Sono certo che la supervisione bancaria può essere approvata entro fine anno, in modo che entri in vigore l’anno prossimo ed il periodo di transizione si possa chiudere nel 2014».
La partita è cruciale per risolvere la crisi dell’euro perché ad essa è legata la possibilità di spezzare il circolo vizioso tra l’indebitamento delle banche e quello dei governi.
Una volta che fosse in opera un sistema unificato di sorveglianza delle seimila banche dell’eurozona, infatti, il fondo europeo Esm potrebbe intervenire per finanziare direttamente le banche in difficoltà.
La prima a beneficiarne potrebbe essere la Spagna, in attesa dei quaranta miliardi di euro per le banche, a cui i leader europei hanno già dato il via libera. Se la sorveglianza unica affidata alla Bce non dovesse entrare in funzione all’inizio dell’anno prossimo, quando Madrid chiederà i soldi, questi saranno versati dall’Esm non direttamente alle banche ma allo stato spagnolo, il cui debito pubblico si vedrebbe così ulteriormente aumentato.
Ma su tutta la questione della sorveglianza unica, le perplessità sono molte. La Germania, per esempio, vorrebbe che si applicasse solo ai grandi istituti di credito transnazionali e non alle Landesbanken, le piccole banche regionali tedesche. Inoltre Berlino è molto cauta anche sui passi ulteriori, come la creazione di un fondo unico per la garanzia dei depositi e di un meccanismo centralizzato per la liquidazione delle banche fallimentari. Il timore dei tedeschi, condiviso anche dagli altri Paesi più ricchi, è di essere chiamati a pagare per i fallimenti delle banche greche, spagnole o portoghesi.
Infine ci sono le perplessità dei Paesi che non fanno parte della zona euro, e che dunque non hanno voce in capitolo nella Bce cui sarebbe affidata la sorveglianza, o che non hanno grandi banche nazionali e dunque vedrebbero le filiali delle grandi banche che operano sul loro territorio completamente sottratte al loro controllo. Ora i governi avranno qualche mese di tempo
per definire questi dettagli.

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