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Accordo sulla custodia cautelare

Le “larghe intese” superano il primo test sul carcere, respingendo le pregiudiziali di costituzionalità di Lega e M5S sul decreto. E diventano “larghissime” sulla riforma della custodia cautelare: «blindata ma emendabile», sintetizzava ieri la renziana Alessia Morani (diventata la nuova responsabile giustizia del Pd) riferendosi alla modifica proposta in mattinata dai relatori Anna Rossomando (Pd) e Carlo Sarro (Forza Italia) e approvata all’unanimità, prima nel Comitato dei nove della commissione Giustizia e poi in aula. Una modifica che restituisce al giudice più discrezionalità nel valutare il pericolo di fuga o di reiterazione del reato al fine di far scattare le manette o un’altra misura cautelare, fermo restando l’obbligo di motivare in modo rigoroso «la situazione di concreto e attuale pericolo». Viene così corretto il punto più critico dell’articolato approdato all’aula della Camera, su cui avevano espresso perplessità sia il governo che l’Anm perché non consentiva di desumere il pericolo «esclusivamente» dalle circostanze e modalità del fatto.
Le prime votazioni in aula hanno confermato che la riforma viaggia spedita verso l’approvazione, forse già oggi, al massimo martedì. Quattro dei 15 articoli del provvedimento sono passati con il solo voto contrario della Lega (peraltro favorevole alla correzione di cui sopra) e il clima è tale da non far temere incidenti di percorso. Ieri mattina, durante il Comitato dei nove, i relatori e il governo hanno espresso parere contrario o chiesto il ritiro di tutti gli emendamenti (circa 40). E se la Lega tiene il punto (ma senza ostruzionismo), non è improbabile, invece, che venga ritirato l’emendamento all’articolo 5 del forzista Chiarelli – che per reati puniti fino a 7 anni limita la custodia cautelare in carcere ai soli casi di «eccezionale rilevanza» se l’indagato è incensurato, analogamente a quanto è oggi previsto per gli over 70 o per le donne in gravidanza – visto che a chiedere il passo indietro è anche il relatore Sarro di fede forzista. Peraltro, l’emendamento Chiarelli è la fotocopia di un emendamento Costa (Ncd) già respinto in commissione perché di fatto assorbito dalla graduazione della «presunzione di pericolosità» contenuta nella riforma. Quindi, se si voterà, sarà bocciato.
Approvata dalla Camera, la riforma passerà al Senato e se lì i tempi dovessero allungarsi il governo potrebbe decidere di trapiantarla, con un maxiemendamento, nel decreto carceri. Il cui cammino è meno in discesa, ma sempre a prova di larghe intese. Come da copione, ieri è andato in scena il primo atto della «guerra senza quartiere» che Lega e 5 Stelle hanno minacciato, sostenendo che il decreto carceri è un «indulto mascherato per ladri, assassini, violentatori, mafiosi». E tuttavia, le due pregiudiziali di costituzionalità sono state respinte con 340 no contro 162 sì. Chiusa questa parentesi in aula, il decreto prosegue il suo iter in commissione Giustizia dove sono in corso audizioni. Tornerà in aula tra una decina di giorni e non si escludono piccole correzioni.
Oggi, dunque, potrebbe arrivare il primo via libera sulla nuova custodia cautelare, ribattezzata «stop alle manette facili per chi è in attesa di giudizio», frutto di una lunga mediazione politica che non dovrebbe riservare sorprese. La delicatezza della materia, però, ha consigliato il Pd di riunire ieri sera il gruppo per illustrarne i contenuti onde evitare incomprensioni o fraintendimenti e, quindi, incidenti. Ma tutto è andato liscio.
La correzione proposta dai relatori e approvata dall’aula si fa carico delle critiche del governo e dell’Anm sul rischio – contenuto nel testo della commissione – di un’eccessiva limitazione del potere valutativo del giudice, che avrebbe impedito in assoluto il ricorso al carcere (ma anche a misure interdittive) di persone incensurate, benché indagate per delitti efferati. È stata invece rimandata a oggi la decisione del comitato dei nove su un emendamento di Enrico Costa (Ncd) che prevede una relazione annuale del governo al Parlamento sull’applicazione in concreto delle nuove norme da parte dei giudici.

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