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Accordo sul debito di Atene Sconto sul rientro nel 2020

L’Eurogruppo straordinario dei ministri finanziari è iniziato a mezzogiorno con cinque ore di anticipo, rispetto all’orario abituale, per tentare un via libera almeno politico alla trentina di miliardi di euro necessari subito per evitare il fallimento della Grecia. Venerdì scorso, nel vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande e il premier Mario Monti avevano auspicato la definizione di un compromesso in questa riunione. Ma, dopo il fallimento di due Eurogruppo nelle ultime due settimane, il delicato problema della sostenibilità del debito greco ha continuato a dividere a lungo i 17 Paesi dell’Eurozona e il Fmi di Washington. Solo dopo mezzanotte sono uscite indiscrezioni su un accordo con taglio di 40 miliardi nell’esposizione di Atene, da ridurre al 124% del Pil nel 2020 con un pacchetto di interventi. Il presidente della Bce Mario Draghi, lasciando anticipatamente l’Eurogruppo poco prima dell’una di notte, ha espresso apprezzamento sull’intesa in corso perché «certamente ridurrà le incertezze e alimenterà la fiducia nell’eurozona e in Grecia».
Un problema centrale è che le misure di austerità imposte al governo di Atene dalla troika dei creditori (Ue, Bce e Fmi), proprio per ridurre l’indebitamento, hanno aggravato la recessione provocando l’effetto opposto. Tra 2013 e 2014 il debito greco è previsto verso il 190% del Pil, rendendo di fatto insostenibili gli interessi e l’obiettivo del 120% del Pil nel 2020. In Grecia le tensioni sociali dilagano. La convinzione popolare è che gli aiuti Ue siano andati tutti alle banche. Uno slittamento di due anni, al 2022, costerebbe nuovi prestiti per decine di miliardi. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, non vuole esborsi aggiuntivi e ha considerato una serie di misure in grado di evitarli, come l’allungamento delle scadenze sui prestiti e la restituzione ad Atene dei guadagni della Bce e delle banche centrali nazionali sui titoli greci.
Il direttore del Fmi, la francese Christine Lagarde, chiedeva di rispettare l’obiettivo del 2020 cancellando una parte del debito svalutando i titoli di Stato greci. Ma la Germania rifiuta nuove perdite. Schaeuble ha affermato che molti governi la pensano come Berlino. Francia, Italia e Spagna sostengono la solidarietà verso Atene anche per il timore di essere coinvolti nel contagio finanziario. Il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, ha già quantificato in «una quarantina di miliardi» la quota dei 100 miliardi di aiuti europei necessaria subito per puntellare il sistema bancario iberico.
Nella teleconferenza riservata dei ministri finanziari di sabato scorso sarebbero stati fatti passi in avanti. «Mancano pochi centimetri per arrivare a un accordo» ha dichiarato il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici. Il premier greco Antonis Samaras ha fatto sapere di aver contattato vari leader europei per caldeggiare il via libera dell’Eurogruppo. Monti ha detto di aver chiamato al telefono Merkel, prima della riunione dei ministri finanziari a Bruxelles, per far sbloccare i prestiti per Atene. Ma Lagarde aveva iniziato invitando a lavorare ancora «per una soluzione che sia credibile per la Grecia». Il punto d’incontro sarebbe stato poi trovato al 124% del Pil con taglio del debito del 20% (circa 40 miliardi) grazie alle misure gradite alla Germania. La riunione è continuata nella notte con ancora rischi di rinvio all’Eurogruppo del 3 dicembre per l’accordo completo sul via libera ai prestiti urgenti.

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