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Accordo sui tagli, vola il petrolio

L’Opec è tornata. E con uno scatto di reni degno, almeno a prima vista, dell’ambizione di riconquistare un ruolo influente sul mercato: il gruppo non solo si impegna a tagliare la produzione di petrolio di ben 1,2 milioni di barili al giorno, a partire da gennaio e per sei mesi prorogabili. Ma sostiene di poter contare fin d’ora sulla collaborazione della Russia (affermazione subito confermata da Mosca) e di altri produttori non Opec, per una riduzione ulteriore di altri 600mila barili. Sull’altare dell’accordo – che è riuscito nel miracolo di conciliare le posizioni di Arabia Saudita, Iran e Iraq – è stata sacrificata l’Indonesia: il paese, che peraltro è un importatore netto di petrolio, uscirà dall’Organizzazione dopo esservi rientrata dopo lunga assenza solo l’anno scorso. «Per loro sarebbe stato difficile partecipare a questa decisione unanime – ha spiegato Mohammed Al Sada, ministro del Qatar e presidente in carica dell’Opec – così hanno scelto di autosospendersi».
Tutto a posto, dunque? O si tratta solo di un bluff? Chissà. Non appena ha intravisto la possibilità di un accordo, il mercato è impazzito: le quotazioni del barile sono arrivate a guadagnare oltre il 9%, nel caso del Brent e il 10% per il Wti. In chiusura il riferimento europeo valeva 50,48 $, l’americano Wti 49,75 dollari.
La storia ha insegnato a non fidarsi dell’Opec e tanto meno delle promesse di collaborazione ai tagli da parte della Russia. È capitato molto spesso in passato che ad annunci clamorosi non facesse seguito un comportamento coerente, né limpido: i paesi dell’Organizzazione si sono ingannati infinite volte anche tra di loro, violando senza scrupoli i tetti di produzione. Solo l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo Persico hanno sempre tenuto fede agli impegni presi. Quanto a Mosca, non c’è un solo precedente di lealtà all’Opec: anzi, ogni passo indietro dei sauditi è stato utilizzato come opportunità per conquistare nuovi clienti.
L’ Opec questa volta ha cercato di prevenire ogni diffidenza: le quote di produzione di ciascun paese membro sono state pubblicate – cosa che non accadeva più da dieci anni – ed è stato istituito un comitato di monitoraggio, che vigilerà sull’effettiva attuazione dei tagli e potrà anche revocarli dopo i primi sei mesi se non ci sarà la collaborazione di paesi esterni al gruppo. Di tale comitato faranno parte l’Algeria e il Venezuela, che si sono distinte per gli sforzi diplomatici compiuti per arrivare all’accordo, il segretariato generale dell’Opec e due paesi non Opec, che verranno indicati a breve. Il 9 dicembre si terrà infatti un nuovo incontro Opec-non Opec, che il Qatar si è offerto di ospitare a Doha.
Solo a quel punto si potranno fare i conti sulla reale partecipazione esterna ai tagli. Da Mosca comunque il ministro dell’Energia Alexander Novak ha già confermato ieri sera che «la Russia è pronta ad unirsi all’accordo» tagliando la produzione di 300mila bg nella prima metà del 2017, sia pure «in modo graduale» per via di difficoltà tecniche nel limitare il flusso dai giacimenti. Novak – dettaglio tutt’alto che trascurabile – non ha nemmeno indicato qual è la base di riferimento per i tagli. La base scelta per i paesi Opec è ottobre 2016 e le cifre sono di fonte secondaria, ossia frutto di stime indipendenti. Proprio come pretendevano i sauditi. O quasi.
È proprio la tabella sulla distribuzione dei tagli, che l’Opec ha prontamente pubblicato, l’unico punto debole dello spettacolo andato in scena a Vienna. I contri non tornano. E non tornano proprio per l’Iran, al quale è stato alla fine concesso uno status speciale: in cosiderazione delle sanzioni subite, Teheran non ha avuto un’esenzione dall’accordo (concessa solo a Libia e Nigeria), ma il permesso ad accrescere l’output di 90mila bg per poi “congelarlo” a 3,797 mbg. Vittoria saudita, visto che gli iraniani pretevano di tornare a 4 mbg (e di usare le proprie stime di produzione)? Difficile a dirsi, perché la base di partenza indicata per ottobre è 3,975 mbg. Un assurdo matematico, che l’Opec – interpellata dal Sole 24 Ore – assicura non essere un refuso. «Per loro è stata scelta la massima capacità produttiva», è stata la spiegazione, ben poco convincente.
Per gli altri i tagli dovrebbero essere veri. Anche per l’Iraq, che in origine voleva un’esenzione perché impegnata nella guerra all’Is e ora invece si impegna a ridurre di 210mila bg, da una base di 4,561 mbg, decisamente inferiore ai 4,7 mbg dichiarati da Baghdad.
Per l’Arabia Saudita il taglio sarà di quasi mezzo milione di barili al giorno (a 10,058 mbg), per i suoi alleati più stretti nell’Opec – Kuwait, Emirati arabi uniti e Qatar – intorno a 300mila bg complessivi.

Sissi Bellomo

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