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Accordo in extremis tra Fca e sindacati Usa

Allo scoccare della mezzanotte la minaccia di sciopero si è trasformata in un nuovo accordo sul contratto tra Fca e sindacato americano dell’auto. Alla favola dal lieto fine manca ancora la ratifica dei lavoratori, passaggio cruciale vista la bocciatura a sorpresa della prima intesa tra le parti. Ma ieri United Auto Workers e Fiat Chrysler Automobiles hanno sfoggiato un ritrovato ottimismo: il nuovo accordo, i cui dettagli per ora non sono stati annunciati, prevede «significativi miglioramenti» che riflettono «le preoccupazioni dei dipendenti sull’occupazione e sul loro futuro», hanno fatto sapere le union in un comunicato a firma del segretario generale Dennis Williams. «Abbiamo ascoltato gli iscritti e siamo tornati a trattare per rafforzare il contratto». Fca da parte sua ha confermato il nuovo «accordo di massima» precisando che il contenuto non può essere divulgato «in attesa del voto dei membri della Uaw».
I vertici del sindacato hanno convocato per questa mattina un incontro con i quadri locali per illustrare il patto quadriennale e cercare di assicurarne una veloce approvazione. Secondo indiscrezioni i salari dei lavoratori di più recente assunzione potranno arrivare fino a 29 dollari l’ora nel giro di 8 anni, il 16% in più rispetto alla proposta originaria.
L’intesa è essenziale per la Uaw perché verrà usata quale modello da applicare alle trattative con le altre due big di Detroit, General Motors e Ford.
La svolta è arrivata solo in extremis dopo che la Uaw aveva notificato all’azienda la decisione di far scattare uno sciopero alla mezzanotte di mercoledì, affermando dalle 11,59 avrebbe considerato non più valida l’estensione del vecchio contratto ormai scaduto il 14 settembre. I preparativi per l’agitazione, che sarebbe stata la prima per la Chrysler e il settore auto dal 2007, erano proseguiti alacremente per l’intera giornata. Mentre si inseguivano anche le stime sui significativi costi di un’eventuale apertura di conflittualità: il sindacato è a corto di risorse per sostenere lunghi scioperi e l’azienda rischiava da una fermata dei 40.000 iscritti e dei suoi 23 impianti statunitensi, concentrati nel Midwest, di bruciare 40 milioni di profitti operativi e un miliardo di dollari di fatturato alla settimana. Anche un’agitazione limitata a impianti strategici, quali quelli di Kokomo in Indiana, avrebbe paralizzato tre quarti della produzione di Jeep e Ram, tra i veicoli più redditizi e popolari dell’azienda.
La prima intesa sottoscritta dai vertici sindacali e aziendali era però naufragata la scorsa settimana sugli scogli di un rifiuto a grande maggioranza, con il 65% dei voti, da parte degli iscritti Uaw. Il no ha messo in dubbio la credibilità dei vertici sindacali, che avevano elogiato apertamente l’intesa, e del management dell’azienda, comprese critiche di non aver capito gli umori dei dipendenti, giovani e anziani, e di non aver saputo spiegare efficacemente i termini del contratto. Nel mirino è finita anzitutto la doppia fascia di paga, con i lavoratori assunti dopo il 2007 fermi a salari inferiori: la disparità veniva progressivamente ridotta nella proposta di contratto ma non eliminata. Perplessità hanno sollevato anche una riforma dell’assistenza sanitaria e piani di produzione che sposterebbero la produzione delle auto meno redditizie in Messico.
I lavoratori di Chrysler otto anni or sono, prima che l’azienda fosse assorbita in Fca e sempre durante negoziati per il contratto, scioperarono per sette ore. Ma dal 2011 avevano rispettato clausole anti-agitazione accettate dal sindacato nell’ambito del salvataggio delle case automobilistiche da parte del governo durante la crisi. Con simili clausole ora scadute, gli scioperi sono tornati in agenda. Le parti hanno tuttavia continuato a trattare a oltranza mercoledì tra segni man mano più incoraggianti: alle 10,17 un messaggio sulla pagina Facebook del sindacato avvertiva i lavoratori «di non lasciare gli impianti prima di aver ricevuto istruzioni». Portavoce di Fca poco prima avevano indicato «progressi nelle discussioni». A mezzanotte e tre minuti il nuovo accordo da sottoporre ai dipendenti.

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