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Accordo franco-tedesco per l’ultima chance alla direttiva copyright

Campana dell’ultimo giro per l’approvazione della riforma Ue sul copyright: la proposta di direttiva avanzata dalla Commissione europea nel 2016 con l’obiettivo di tutelare il diritto d’autore e assicurare la remunerazione dei contenuti veicolati dalle piattaforme online.
Sul tavolo ora c’è una proposta della presidenza di turno rumena della Ue, ma che è frutto di un compromesso franco-tedesco dopo che proprio sulle divergenze fra i due Paesi si erano arenati i negoziati. Senza un’intesa tra Germania e Francia la presidenza rumena dell’Ue non avrebbe avuto il mandato negoziale per l’ultimo round di discussioni con Parlamento e Commissione per trovare un’intesa sui due punti controversi della direttiva: gli articoli 11 e 13. Il primo (battezzato, in fondo sbrigativamente ed erroneamente, “link tax”) prevede per le piattaforme l’obbligo di pagare gli editori per la pubblicazione degli “snippet”: frammenti di articoli caricati sul web con un link al sito principale della notizia. L’articolo 13 richiede invece a piattaforme di largo utilizzo (YouTube o Instagram ad esempio) di installare dei filtri (upload filter) che impediscano di caricare materiale protetto da copyright. È su quest’ultimo punto che si è creata la frattura tra Francia e Germania: la prima ferma sull’idea che tutte le imprese dovessero essere interessate dal cosiddetto uploader filter; per la Germania – ma anche per Parlamento e Commissione Ue – era necessario esentarle. Alla fine – ma non è stato un percorso facile e gli editori europei (Enpa) ad esempio sono intervenuti con una missiva indirizzata a Emmanuel Macron e Angela Merkel – il compromesso è stato trovato attorno a un testo secondo cui gli upload filter dell’articolo 13 non vadano previsti per i servizi attivi da meno di tre anni, con fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro e meno di 5 milioni di visitatori unici al mese. Basterà? Di certo per ora ci sono i tempi. Con ogni probabilità questo compromesso tra Germania e Francia avrà il suggello del Consiglio attraverso il Coreper venerdì 8 febbraio. La parola finale spetterà poi al trilogo – il negoziato tra Europarlamento, Commissione e Consiglio Ue con gli Stati membri – dell’11 o 12 febbraio. Senza un accordo non ci sarà più tempo per l’approvazione finale prima del rinnovo del Parlamento Ue. A complicare la situazione ci sarebbero comunque anche i dubbi sul testo di Axel Voss, negoziatore per conto del Parlamento Ue.
In questo quadro, le parole del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ieri hanno ribadito la posizione critica dell’Italia. «La priorità per l’Italia – ha detto Di Maio – è l’eliminazione della link tax e dei filtri diretti o indiretti sui contenuti caricati dagli utenti delle piattaforme, insieme ad un allargamento delle eccezioni al diritto d’autore che consenta lo sviluppo della data economy. A queste condizioni l’Italia è pronta ad aderire ad una proposta che dovesse arrivare dalla presidenza rumena», ha fatto sapere Di Maio, aggiungendo che «la rete deve essere mantenuta libera e neutrale perché si tratta di un’infrastruttura fondamentale per la libera espressione dei cittadini oltreché per il sistema Italia e per la stessa Unione europea».

Andrea Biondi

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