Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Accordo fiscale al traguardo

Conto alla rovescia per l’accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Entro la fine di febbraio i governi di Roma e Berna dovrebbero arrivare a mettere la firma definitiva sulla revisione del documento atteso da diversi anni. «I negoziati sono a buon punto», ha dichiarato ieri Mario Tuor, portavoce della segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali elvetiche precisando tuttavia che l’intesa non è ancora stata parafata.

Le parole di Tuor hanno smentito in parte le anticipazioni del presidente della commissione di politica estera del consiglio nazionale, Carlo Sommaruga, che durante la sua ultima visita ufficiale a Roma di inizio mese aveva annunciato attraverso un tweet il raggiungimento di un’intesa sulla revisione dell’accordo di doppia imposizione e sulle modalità per lo scambio automatico di informazioni, senza effetto retroattivo. «L’intesa fiscale tra Italia e Svizzera non è ancora stata parafata», ha avvertito Tuor, sottolineando l’importanza di un accordo globale che includa anche la tassazione dei frontalieri e la questione delle liste nere. Sia l’Italia che la Svizzera hanno interesse ad accelerare i tempi, specie dopo l’adozione da parte di Roma della legge per l’emersione dei capitali nascosti secondo le regole dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. I cittadini italiani con capitali all’estero in nero avranno tempo infatti fino al 15 settembre prossimo per autodenunciarsi al Fisco e godere di sanzioni e penalità ridotte sulle dichiarazioni fiscali infedeli presentate nel periodo 2004-2013. Diversamente dagli scudi fiscali precedenti, tuttavia, la nuova norma non prevede l’anonimato sui capitali rimpatriati. In quest’ottica, l’intesa tra la Svizzera e l’Italia prevede l’adeguamento dell’accordo di doppia imposizione tra i due paesi agli standard Ocse in merito allo scambio su richiesta di informazioni fiscali. La legge 186/2014 approvata dal senato il 4 dicembre scorso ha imposto tuttavia il termine del 2 marzo prossimo entro il quale l’Italia dovrà stipulare accordi fiscali bilaterali con i paesi black list (come la Svizzera). Intese che consentiranno un effettivo scambio di informazioni secondo gli standard fissasti dall’articolo 26 del modello Ocse. Nel caso in cui il governo di Roma dovesse riuscire a sottoscrivere nei tempi un accordo di questo tipo con Berna, infatti, i contribuenti italiani con capitali detenuti illegalmente nei forzieri elvetici potranno godere di una riduzione delle sanzioni da quadro RW al 3% annuo (invece del 6%), nonché il mancato raddoppio dei termini di accertamento e delle sanzioni sulle imposte previsti dal dl n. 78/2009. Condizioni che potranno decretare il successo o l’insuccesso della nuova misura per il rientro dei capitali detenuti all’estero. In base alle ultime stime ufficiose messe a punto dagli esperti, gli italiani hanno depositato in Svizzera nel corso degli anni un tesoretto che si aggira tra i 200 e i 300 miliardi di euro. Di questi, il 40% circa non ha goduto in passato di alcuna forma di regolarizzazione. Le previsioni degli analisti parlano dunque di circa 80-120 miliardi di euro che potrebbero venire interessati dall’ultima voluntary disclosure varata dal parlamento. Ma soltanto una metà dovrebbe approfittare della manovra e non più di 25-30 miliardi di euro sembrano destinati a prendere la via dell’Italia per un rimpatrio effettivo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 gio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il progetto di integrazione di Stellantis prosegue a marcia spedita. Dopo la maxi cedola di 2,9 mili...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la stagione dei conti societari a Wall Street con la pubblicazione, tra oggi e domani...

Oggi sulla stampa