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Accordo in Europa: bad bank nazionali per i crediti deteriorati

Dopo mesi di studi e riflessioni l’Europa scende in campo per risolvere il problema dei crediti deteriorati in pancia alle banche di tutto il continente. Bruxelles è pronta a varare un modello universale di Bad Bank che poi i governi nazionali potranno scegliere di mettere in pratica per smaltire i quasi mille miliardi di Non performing loans (Npl) che zavorrano il sistema del credito e l’economia dell’Unione. La soluzione al problema passa anche per la creazione di un mercato secondario dei crediti deteriorati che faciliti il loro smaltimento a un prezzo non stracciato che oggi penalizza le banche e affidando alle autorità di supervisione europee più poteri per evitare che in futuro si torni a vivere una situazione come quella degli ultimi anni. Un piano in sedici punti che tiene conto delle sensibilità dei governi del Nord e del Sud Europa.
La decisione verrà presa l’11 luglio dall’Ecofin, il tavolo dei ministri finanziari dell’Unione. Nella bozza di sei pagine destinata ad essere approvata tra due settimane e che in queste ore è al vaglio degli sherpa di governi, Commissione e Bce, si sottolinea che la crisi economica ha lasciato una pesante eredità di Npl, una montagna di crediti lordi che le banche non riescono a recuperare del valore di 990 miliardi di euro, pari al 6,7% del Pil dell’Unione. Bruxelles certifica che il mercato da solo non è in grado di smaltirli e quindi propone una strategia comune con un mix di politiche europee e nazionali. Si tratta di una piano che potrebbe interessare anche all’Italia, ancora zavorrata da 77 miliardi di sofferenze.
Innanzitutto i ministri daranno mandato alla Commissione europea di sviluppare un modello entro la fine del 2017 per la costruzione di Bad Bank nazionali che permettano alle banche di smaltire i crediti deteriorati. Il modello che sarà proposto da Bruxelles per facilitare i governi a mettere in piedi le Bad Bank spiegherà principi, soglie, governance regole per la valutazione degli asset e modus operandi dei contenitori per gli Npl. Che potranno essere pubblici e privati. Nel caso di Bad Bank pubbliche, Bruxelles traccerà anche le condizioni con cui i governi, che si dovranno comportare da operatore di mercato, saranno tenuti a comportarsi per non violare le regole Ue sugli aiuti di Stato.
La filosofia alla base del piano è che oggi il mercato dei crediti deteriorati non funziona e che comunque i fondi che li acquistano pagano prezzi penalizzanti per le banche salvo poi fare utili recuperando i crediti. Ecco perché Bruxelles traccerà un secondo pilastro del progetto anti Npl che, insieme o alternativamente alle Bad Bank, dovrebbe risolvere la market failure. Per formare un prezzo più equo, che non costringa le banche a svendere i crediti, servirà maggiore trasparenza sulle informazioni sottostanti agli Npl: per questo l’Europa propone la creazione di piattaforme informative nazionali, gestite dallo Stato o private, che diano maggiori indicazioni ai compratori sui pacchetti di crediti e sulle loro caratteristiche. Un modo appunto per far salire i prezzi e ampliare il numero di potenziali compratori, magari invogliando l’ingresso nei mercati nazionali anche di più soggetti stranieri.
Infine il piano mira ad evitare che in futuro si creino ancora miliardi di crediti deteriorati nel sistema bancario europeo, in ossequio alle richieste dei nordici ma anche a protezione di tutti i consumatori del continente. Per questo prevede di rinforzare i poteri delle autorità Ue di supervisione in modo da permettere loro di intervenire nel caso in cui giudichino che il valore netto dei prestiti inseriti a bilancio dalle banche sia troppo lontano dal loro valore di mercato, un modo per evitare che nei loro conti lievitino futuri crediti difficilmente recuperabili.

Alberto D’Argenio

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