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Accordo di libero scambio tra Bruxelles e Singapore

Dopo quasi tre anni di trattative, Bruxelles ha concluso un accordo di libero scambio di merci e servizi con Singapore. La notizia è stata comunicata ieri dal commissario al Commercio Karel De Gucth. L’intesa – che dovrà ricevere luce verde dai Governi dell’Unione e dall’Europarlamento per diventare operativo a primavera – è uno dei più ampi siglati dalla Ue e si inserisce nello sforzo di sostenere le esportazioni della regione attraverso una serie di negoziati bilaterali. Nonostante i malumori dell’industria dell’auto, appena qualche settimana fa, i Governi dell’Unione hanno incaricato la Commissione di negoziare un accordo di libero scambio con il Giappone. Negoziati sono in corso con Vietnam e Malesia. E da luglio 2011 è operativo l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud.
Nella regione, peraltro, Stati Uniti e Cina sono a loro volta molto attivi con progetti di accordi commerciali ambiziosi quanto complessi.
«Singapore – spiega De Gucht – è un mercato dinamico per le imprese europee ed è un hub vitale per fare affari nel sud-est asiatico. Questo accordo è la chiave per aprire la porta d’ingresso alla regione e può catalizzare la crescita delle esportazioni europee». L’intesa è la prima con un Paese membro dell’Asean e nelle intenzioni della Commissione dovrebbe essere seguita da altri accordi dello stesso tipo, con l’obiettivo di lungo periodo di arrivare a un negoziato con l’intero blocco delle dieci nazioni del club asiatico (Indonesia, Singapore, Vietnam, Malesia, Filippine, Thailandia, Brunei, Laos, Birmania e Cambogia).
Con 205 miliardi di euro di interscambio nel 2011, l’Asean è il terzo partner commerciale dell’Unione europea e, secondo uno studio indipendente citato dalla Commissione Ue, un accordo di libero scambio con il blocco garantirebbe all’Unione entrate per 29,5 miliardi.
Singapore è il 13° partner commerciale della Ue (per scambio di beni) e il primo tra i Paesi Asean. Con 74 miliardi di scambi in beni e servizi, vale da solo un terzo dell’intero volume d’affari con la regione. L’interscambio (merci e servizi) con l’Unione è cresciuto del 40% tra il 2009 e il 2011. Dopo il Giappone, la città-Stato è il secondo maggior investitore asiatico nella Ue: nel 2010 lo stock di investimenti bilaterali aveva raggiunto quota 190 milioni di euro.
A Singapore sono già presenti circa 8.800 imprese europee, attive in molti settori dell’industria (elettronica, farmaceutica, tecnologie pulite) e dei servizi (logistica, finanza, servizi legali e professionali). L’accordo prevede proprio che nei servizi le parti liberalizzino significativamente gli scambi, offrendo agli operatori europei le migliori condizioni per accedere al mercato e definendo procedure dettagliate per il mutuo riconoscimento dei servizi professionali. Nel settore finanziario, l’intesa garantisce all’Unione europea lo stesso trattamento riconosciuto da Singapore agli Stati Uniti.
L’accordo apre anche il settore degli appalti pubblici. Secondo la Commissione Ue, con questa intesa, gli operatori europei avranno una posizione preferenziale nei confronti di quelli di altre regioni anche nelle utilities.
Singapore, per la prima volta, ha accettato di rimuovere le barriere tecniche al commercio in settori come l’auto, l’elettronica e la strumentazione per l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Questo renderà più facile vendere prodotti realizzati e testati secondo standard europei, senza adattamenti tecnici né test addizionali.
La città-Stato introdurrà inoltre indicazioni geografiche per vini, bevande e alimenti in modo da tutelare a produzioni tipiche come quelle francesi e italiane. Infine, viene rinforzata la tutela della proprietà intellettuale.

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