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Accordo all’Ecofin sul budget Ue

Dopo settimane di accesi negoziati, i Ventotto hanno trovato ieri un accordo sul bilancio comunitario per l’anno prossimo, chiudendo una annosa partita scoppiata alla fine di ottobre. Il pacchetto, che prevede un aumento dei pagamenti sia nel 2014 che nel 2015, sarà ufficialmente approvato dal Parlamento la settimana prossima. Sempre ieri, i ministri delle Finanze hanno anche approvato la metodologia di calcolo dei contributi bancari al prossimo fondo di risoluzione.
L’intesa sul bilancio prevede per il 2014 un aumento delle uscite di 3,5 miliardi di euro. Il denaro, che verrà utilizzato per pagare fatture non pagate, sarà recuperato dal fondo finanziato dalle multe comminate dalla Commissione europea e i cui proventi di solito tornano ai Paesi membri. Il Parlamento europeo è riuscito a convincere i Ventotto a riversare una parte dei soldi nel bilancio comunitario. Il monte di fatture non pagate e che viene trasferito da un anno all’altro è pari a circa 25-30 miliardi di euro.
Inoltre, nel suo negoziato con i governi, il Parlamento ha strappato un aumento dei pagamenti del 2015 di 1,3 miliardi di euro. A conti fatti, il bilancio per l’anno prossimo prevede pagamenti per 141,2 miliardi e impegni per 145,3 miliardi. «La differenza dovrebbe permettere all’Unione di affrontare eventuali eventi imprevisti», ha spiegato il Consiglio. L’intesa «permette la quadratura del cerchio: affrontare il ritardo nei pagamenti, evitare nuovi debiti nazionali, stimolare la crescita».
Il negoziato è scattato dopo che la Commissione europea in ottobre ha preso atto dei cambiamenti di prodotto nazionale lordo dei paesi, e adattato sulla base delle nuove stime i contributi annuali dei paesi. Alcuni stati sono stati chiamati ad aumentare il proprio contributo al bilancio comunitario, in particolare la Gran Bretagna per un totale di 2,1 miliardi di euro. Durante un vertice in ottobre qui a Bruxelles, il premier inglese David Cameron ha protestato vivacemente.
I Ventotto hanno trovato un accordo, spostando la scadenza del versamento dal 1° dicembre al 1° settembre e consentendo così al governo inglese di effettuare il pagamento, impopolare presso l’opinione pubblica britannica, dopo le delicate elezioni politiche di maggio (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 novembre). Con l’occasione il Parlamento europeo ne ha approfittato per ottenere cambiamenti sul fronte dei pagamenti sia per il 2014 che per il 2015, strappando un aumento per i due anni.
In assenza di accordo, il 2015 sarebbe iniziato sulla base dei conti 2014. La vicenda è doppiamente interessante. Da un lato è la conferma della difficile relazione della Gran Bretagna con Bruxelles, in un contesto nel quale si moltiplicano le occasioni di tensione. Dall’altro, il caso dimostra la forza crescente del Parlamento nel triangolo istituzionale con la Commissione e il Consiglio dopo che l’assemblea ha imposto ai governi la nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza dell’esecutivo comunitario.
Sempre ieri, i ministri delle Finanze hanno trovato una intesa anche sul modo in cui le banche contribuiranno al futuro fondo di risoluzione, nato per gestire le crisi bancarie. Il calcolo del contributo annuale delle banche verrà effettuato sulla base delle passività, esclusi i fondi propri e i depositi garantiti, e con l’aggiustamento per il rischio. Il fondo dovrebbe avere a regime un ammontare pari all’1,0% dell’insieme dei depositi garantiti nei Paesi partecipanti (circa 55 miliardi di euro).
Il tema è stato particolarmente controverso perché i Paesi hanno tentato di evitare che il metodo di calcolo del contributo al fondo colpisse in modo particolare il proprio sistema bancario, facilitando di converso quello della concorrenza. In particolare, la Francia, che ha numerose banche grandi, ha dato battaglia. Il meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie prevede una graduale messa in comune delle risorse nazionali nel salvataggio di un istituto di credito in difficoltà.

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