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Accordi preventivi a quota 50

Gli accordi preventivi con il fisco toccano quota 50 e sono stati sottoscritti da 35 soggetti. L’informazione, aggiornata al 31 dicembre 2015, è stata fornita ieri da Luigi Casero, viceministro all’economia, nella risposta a una interrogazione in commissione finanze della camera in merito agli accordi fiscali concessi da alcuni stati membri (e in questo caso dall’Italia), tornati alla ribalta a seguito della sentenza della Commissione europea sul caso Apple.

L’Agenzia delle entrate, che ha fornito i contenuti della risposta scaturita da un’interrogazione a firma Paglia, ha aggiunto che gli obblighi di confidenzialità previsti dai singoli accordi, sia a carico dei contribuenti sia dell’amministrazione finanziaria, non consentono di divulgare i dati identificativi delle società nonché i termini degli accordi stessi.
L’amministrazione finanziaria, però, sgombra il campo da ipotesi di regimi fiscali agevolati: «in nessun caso», si sottolinea nella risposta, «gli accordi sottoscritti hanno avuto ad oggetto la previsione di differenti aliquote fiscali rispetto a quelle ordinarie o la riduzione della base imponibile dei contribuenti. Tale discrezionalità», prosegue il documento, «non è peraltro concessa dalla normativa vigente».

L’Agenzia, poi, spiega il funzionamento dell’Ufficio accordi preventivi e controversie internazionali competente alla gestione delle procedure in parola, in passato chiamati ruling e oggi accordi preventivi. La struttura si muove e agisce, spiegano i tecnici delle Entrate, nell’ottica Ocse.

Dalla risposta fornita in commissione, emerge anche che gli accordi, nella quasi totalità dei casi si riferiscono a fattispecie riconducibili al transfer pricing, e cioè la procedura che porta alla determinazione di criteri e metodi di calcolo del valore normale delle operazioni infragruppo.

Nessuna architettura fiscale oscura, insomma. «A riguardo», continua l’amministrazione finanziaria, «occorre precisare che in tutti gli accordi stipulati tra il contribuente e l’amministrazione finanziaria le metodologie di determinazione dei prezzi di trasferimento sono definite nel rispetto della normativa tributaria nazionale e in piena coerenza con quanto previsto dalle Linee guida dell’Ocse in tema di transfer pricing».

Il regime è concesso non a tutte le imprese ma a quelle con attività internazionale definite dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 21 marzo 2016. Nella risposta si ricorda infine che gli accordi tributari hanno ad oggetto la definizione in contraddittorio con l’Agenzia delle entrate dei criteri e metodi di calcolo di determinazione del valore normale delle operazioni infragruppo, e dei valori di uscita o di ingresso in caso di trasferimento di residenza da o verso l’Italia.

Cristina Bartelli

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