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Accordi preventivi per le pmi

Adempimento collaborativo verso l’allargamento dell’accesso alle imprese con volume d’affari a 100 mln di euro e dunque alla base delle piccole e medie imprese. È questa la direzione verso cui lavora l’Agenzia delle entrate a oltre cinque anni dall’avvio, nel 2015, del regime dell’adempimento collaborativo per le imprese di grandi dimensioni.

L’indicazione è arrivata ieri da Vincenzo Carbone, direttore centrale grandi contribuenti, intervenuto al webinar «La ripresa post Covid-19: riforma fiscale, cooperative compliance e competitività», promosso dall’Osservatorio Cooperative Compliance dell’Università Cattolica.

«Per arrivare a questo risultato», ha spiegato Carbone, «sono necessari investimenti e una preparazione nella gestione delle imprese. Siamo a buon punto», ha sottolineato Carbone: «Su questo percorso». Per Marco Miccinesi, docente di diritto tributario dell’Università Cattolica e promotore dell’evento: «Questo istituto si fonda su una leale e costante collaborazione tra imprese e fisco capace di assicurare alle prime la preventiva certezza sulla correttezza del loro adempimento fiscale e quindi di evitare il rischio di accertamenti successivi e repressivi». E dunque la certezza preventiva, ha concluso Miccinesi: «È quanto occorre per poter pianificare gli investimenti».

Sul tema più ampio della riforma fiscale non più rinviabile è tornato a parlare Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate che nell’avvio dei lavori ha ribadito che: «Un rigoroso e coerente tax design non è più rimandabile. La riforma fiscale di cui l’ Italia ha bisogno», ha continuato il numero uno dell’Agenzia, «deve viaggiare su due binari, quelli dell’efficacia e della semplicità».

L’adempimento collaborativo è il meccanismo che consente alle imprese che abbiano determinati requisiti di poter collaborare con l’amministrazione finanziaria nella determinazione degli orientamenti fiscali a fronte della costruzione del cosiddetto task controlled risk, modelli di rischio fiscale sul percorso dei modelli 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle imprese. Un percorso a carte scoperte in cui l’azienda con un lavoro di trasparenza si affianca al Fisco per conoscerne in anticipo i comportamenti e le politiche fiscali adeguandone i propri comportamenti superando il problema dell’incertezza normativa in casi di accertamenti e verifiche.

Il progetto pilota è partito nel 2015 con le prime 14 società che hanno partecipato ai tavoli di lavoro con l’Agenzia delle entrate. Oggi ci sono 53 aziende inserite nel percorso di adempimento collaborativo (anche appartenenti allo stesso gruppo ).

Per Ivan Vacca, condirettore generale di Assonime l’amministrazione finanziaria, deve recuperare il ruolo di garante dell’equa imposizione: «Sarebbe necessario favorire una maggiore obiettività e collaborazione con le ragioni imprenditoriali e non restare soltanto una controparte del contribuente». Vacca ha poi ricordato come la struttura dell’adempimento collaborativo sia una sorta di sportello unico che assume poteri istruttori di verifica ex post ma anche di interlocutore ex ante.

Durante il webinar sono intervenuti a valutare gli impatti del rischio fiscale sull’organizzazione delle grandi imprese anche Bruno Ferroni, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Collaboratore Assonime, Luigi Verme, Ferrero, Massimo Ferrari, Pirelli, Carlo Bani, Novartis, Antonella D’Andrea, FSI, Gianluca Tagliavini, Barilla, Giacomo Soldani, Luxottica.

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