Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Accordi per la crescita non vincolanti

Forte di un accordo in extremis sul meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie, Angela Merkel è arrivata a Bruxelles per un consiglio europeo di due giorni nel quale vorrà riaffermare il proprio ruolo nella politica europea dopo il benestare del Bundestag mercoledì a un terzo mandato da cancelliere. Tra le altre cose si è parlato ieri di cooperazione nella difesa, tema controverso, e di accordi contrattuali tra Stati membri e istituzioni europee con l’obiettivo di adottare riforme economiche.
Su questo fronte, il cancelliere ha parlato della necessità di un «salto quantico» per migliorare il coordinamento economico tra i Paesi della zona euro. In questo senso, la Germania ha fatto campagna per la nascita di accordi contrattuali. L’intesa negoziata dalle delegazioni nazionali risulta annacquata rispetto alle attese della vigilia. Prima di tutto, gli accordi contrattuali hanno assunto il nome (meno impegnativo) di partenariato per la crescita, l’occupazione e la competitività.
Secondo un canovaccio delle conclusioni attese per oggi, queste intese, che sono da considerarsi politicamente “vincolanti”, devono essere decise a livello nazionale, e poi essere approvate a livello europeo. L’obiettivo è che siano volontarie, fatte proprie dal singolo Paese. I partenariati diventono «legalmente vincolanti» solo quando prevedono un incentivo finanziario. Siamo lontani dall’ipotesi tedesca di adottare contratti il cui controllo sull’esecuzione veniva demandate alla Corte di giustizia europea.
Ha giocato la freddezza di molti Paesi. La stessa Italia ha fatto campagna per evitare che il contratto non provochi stigma e soprattutto fosse il più volontario possibile. «Discuteremo anche di accordi contrattuali – ha detto ieri il premier italiano Enrico Letta prima del vertice -: noi siamo favorevoli perché ci siano incentivi per fare le riforme, quindi affronto questa discussione senza timori, forte delle nostre ragioni e forte del fatto che l’Italia ha i conti a posto e non ha nulla da temere da Bruxelles».
Nel contempo, posizioni inconciliabili hanno impedito di trovare una formula soddisfacente sul fronte del meccanismo di solidarietà. Spiega un alto responsabile europeo: «C’è chi – come l’Italia – ha posto la questione in termini pregiudiziali, considerando l’incentivo finanziario un corollario necessario al partenariato; e chi – come l’Olanda – è contrario non solo perché non vuole pagare per altri ma perché non vuole neppure per se stesso un eventuale aiuto economico».
Tuttavia, se l’idea di accordi contrattuali ha perso mordente – un accordo definitivo è atteso solo in ottobre – è anche per scelta della Germania. «L’intesa di grande coalizione appena firmata a Berlino – aggiunge il responsabile europeo – non prevede molte riforme economiche. Anzi: alcune riforme, come quella pensionistica, sarà riveduta e corretta. A questo punto, il cancelliere teme che anche la Germania venga chiamata a firmare un contratto». La signora Merkel ha quindi fatto marcia indietro nel timore che le pressioni comunitarie mettano a repentaglio i difficili equilibri tra democristiani e socialdemocratici nel nuovo esecutivo.
Ieri sera i Ventotto hanno anche parlato di cooperazione nella difesa, in particolare di strategia marittima, con l’adozione di un rapporto in giugno, di collaborazione industriale tra le imprese e nella certificazione. C’è il desiderio, tra le altre cose, di mettere a punto “un drone di nuova generazione”, ha detto il presidente francese François Hollande. La signora Merkel ha aggiunto che «l’Europa potrebbe lavorare in modo molto più coordinato» con «una messa in comune» dell’equipaggiamento.
La questione è però delicata. Londra ha posto limiti chiari. Il premier inglese David Cameron ha avvertito: «È giusto per i Paesi collaborare nel campo della difesa per assicurare la nostra sicurezza. È nel nostro interesse. Ma non sarebbe bene per l’Unione di dotarsi di capacità comuni, eserciti, mezzi aerei e tutto il resto». Presente nella Repubblica Centroafricana e in Mali, la Francia ha chiesto invece che l’Unione rifletta ai costi delle missioni all’estero, offrendo contributi ai Paesi più esposti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa