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Accordi di separazione agevolati

Volontà dei coniugi sempre più rilevante in materia di separazione. Tanto da rendere necessario un ripensamento del perimetro dei benefici tributari per gli atti di disposizione immobiliare in esecuzione di un accordo. Il cambiamento è fatto proprio dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 2111 depositata ieri. La pronuncia rappresenta il primo intervento della Corte di cassazione in merito al nuovo istituto, la negoziazione assistita, introdotto da poco più di anno con un’applicazione peculiare in materia di diritto di famiglia.
Un istituto che ora la Corte considera determinante e indice di un cambiamento di clima. Le nuove disposizioni infatti, contenute nel decreto legge n. 132 del 2014, rappresentano un punto di svolta, «drasticamente riducendo l’intervento dell’organo giurisdizionale in procedimenti tradizionalmente segnati da vasta area di diritti indisponibili legati allo status coniugale ed alla tutela della prole minore». Così nell’ambito di un pacchetto di misure di degiurisdizionalizzazione, viene di fatto, sottolinea la Cassazione, attribuito al consenso tra i coniugi un valore «ben più pregnante rispetto a quello che, anche a seguito dell’introduzione del divorzio a domanda congiunta delle parti, aveva pur sempre indotto unanimemente dottrina e giurisprudenza ad escludere che nel nostro ordinamento giuridico potesse avere cittadinanza il cosiddetto divorzio consensuale».
Del resto si tratta di una linea non episodica, visto che la Cassazione mette in relazione le misure sulla negoziazione assistita da avvocati su separazioni, divorzi e modifica delle condizioni degli stessi con quelle sul “divorzio breve” che dalla primavera scorsa hanno drasticamente ridotto a 12 mesi e 6 mesi, a seconda delle condizioni, il tempo di ininterrotta separazione consensuale richiesto per ottenere il divorzio. Ma il medesimo provvedimento ha anche previsto lo scioglimento della comunione tra i coniugi nel momento in cui il presidente autorizza i coniugi a vivere separati.
Tutti elementi questi che servono a rafforzare la tesi che riconduce nell’ambito delle condizioni della separazione tutti gli accordi che prevedono atti che comportano trasferimenti patrimoniali da uno all’altro coniuge o a favore dei figli. Una sorta cioè di carattere di negoziazione globale che la coppia in crisi attribuisce al momento della liquidazione del rapporto coniugale. In questo contesto gli accordi vengono ad assumere i connotati di «contratti della crisi coniugale», la cui causa è proprio quella di definire in maniera non conflittuale e definitiva la crisi.
E allora, decidendo l’estensione delle misure di esenzione fiscale previste dall’articolo 19 della legge n. 74 del 1987, la Corte è del parere che deve essere riconosciuto carattere di negoziazione globale «a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato, ma voluto dalle parti».
Non ha più diritto di cittadinanza quindi, ai fini dell’esenzione, ed è questa la conclusione innovativa della Cassazione, la distinzione tra atti stipulati in occasione della separazione e del divorzio e atti relativi al procedimento di separazione e divorzio.
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