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Acconto Imu, già in cassa 9 miliardi

Gettito Imu in linea con le previsioni del Governo. La conferma arriva dalle certificazioni bancarie che stanno affluendo in questi giorni a via XX Settembre sui versamenti dell’acconto di giugno. Secondo gli istituti di credito, dalla prima rata dell’imposta municipale sugli immobili arriveranno almeno 9 miliardi di euro. Ma è una cifra ancora suscettibile di essere rivista al rialzo poiché all’appello mancano i dati di alcune grandi banche e che consentiranno di raggiungere i 9,7 miliardi attesi dal Governo.
Ciò significa che nelle casse dell’Erario e dei Comuni sarebbe già entrata quasi metà dei 21,4 miliardi contabilizzati dall’Esecutivo nel decreto salva-Italia per l’intero 2012. Una notizia che se ufficializzata all’inizio della prossima settimana, quando il Governo comunicherà i numeri ufficiali sui proventi del tributo immobiliare, potrebbe fare immaginare un “dividendo” complessivo superiore alle aspettative.
Dal Mef per ora non commentano le anticipazioni del Sole 24 Ore. Vero è che, se fossero confermate, i motivi per sorridere all’interno dell’Esecutivo non mancherebbero. Innanzitutto perché il gettito della prima rata Imu sconta l’effetto rateizzazione prevista dal decreto 16/2012 sulle semplificazioni fiscali. Sulla prima casa i contribuenti potevano infatti optare per il pagamento in tre tranches anziché in due, con l’effetto di sborsare a giugno il 33% dell’imposta e non il 50 per cento.
Ci sono altre due ragioni che giustificano un certo ottimismo. La prima deriva dal l’incompletezza delle certificazioni bancarie sugli F24 pervenuti finora; la seconda dalla possibilità concessa ai proprietari meno convinti a pagare di ricorrere al ravvedimento operoso e quindi presentarsi alla cassa nei prossimi giorni, effettuare il pagamento e vedersi applicata la sanzione minima.
Va inoltre considerato che la prima rata è stata calcolata sulle aliquote base (4 per mille sull’abitazione principale e 7,6 per mille dalla seconda in su) mentre a dicembre si terrà conto di quelle definitive che i municipi potranno fissare entro il 30 settembre. E che potranno salire del 2 per mille sulla prima casa e del 3 per mille sugli altri beni. Oppure scendere in egual misura. E, a giudicare dai primi risultati sul gettito, quest’ipotesi non è più così peregrina. Al tempo stesso sembra scongiurata l’ipotesi che anche lo Stato ritocchi verso l’alto il livello della tassazione con il Dpcm di revisione atteso entro il 10 dicembre.
Una volta resi noti i dati definitivi, partirà la fase due sul l’Imu. Il confronto tra Governo e Anci sulle possibili modifiche all’imposta ripartirà poggiandosi su basi solide e non sulle proiezioni che in questi mesi si sono succedute, con esiti spesso divergenti l’una dall’altra. Tenendo presente qual è l’intenzione reciproca dell’Esecutivo e degli amministratori locali: trasformare dal l’anno prossimo l’Imu in un tributo completamente municipale. Evitando l’attuale configurazione che destina all’Erario metà del l’imposta versata su tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale. Ciò lascerebbe ai sindaci maggiori margini di manovra sulle aliquote sulla detrazione di 200 euro per ogni nucleo familiare (più 50 per ogni figlio). In cambio di una riduzione praticamente a zero del fondo di riequilibrio sul federalismo.

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