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Acconto da 10,5 miliardi per Tasi e Imu

Imu e Tasi porteranno nelle casse dei Comuni e dello Stato circa 10 miliardi e mezzo di euro, con l’acconto che scade tra una settimana. La nuova Tasi, in realtà, non si pagherà dappertutto, ma solo nelle città che hanno pubblicato le delibere sul sito delle Finanze entro la fine di maggio. Di fatto, solo una su quattro, con una netta prevalenza delle regioni del Centro-Nord. Tanto basta, però, perché la nuova imposta sui servizi indivisibili contribuisca al totale nazionale per quasi 600 milioni di euro.
A queste cifre si arriva partendo dalle aliquote Imu dell’anno scorso, che vanno usate anche per calcolare la prima rata del 2014. Mentre per la Tasi, tributo nuovo di zecca, l’unico riferimento possibile sono le decisioni votate nelle scorse settimane dai consigli comunali. In assenza delle quali – come ha deciso venerdì scorso il Governo – il pagamento slitta dopo l’estate.
L’escalation degli aumenti
Se si confronta l’acconto di quest’anno con quelli del 2012 e del 2013, si vede subito un aumento del gettito complessivo. Ma le percentuali di rincaro sono un po’ falsate dal metodo di calcolo e dalla disciplina del tributo, che è sempre cambiata negli ultimi tre anni. Nel 2012, per esempio, l’acconto Imu si pagava su tutti gli immobili – prima casa compresa –, ma secondo le aliquote base decise dalla manovra “salva-Italia”, che poi sarebbero state massicciamente aumentate dai Comuni in vista del saldo di dicembre.
L’anno scorso, invece, il primo versamento è stato alleggerito dell’Imu sull’abitazione principale, prima sospesa e poi abolita, salvo la coda della mini-Imu che si è trascinata fino al mese di gennaio. Ma ha incorporato i rincari stabiliti dai sindaci a livello locale. Sempre nel 2013 si è deciso di riservare allo Stato soltanto il gettito dell’Imu ad aliquota base sui fabbricati produttivi di categoria D (capannoni, cinema, cliniche, impianti industriali e così via), lasciando ai Comuni la possibilità di alzare il prelievo fino al massimo su questi fabbricati.
Il versamento del 16 giugno
Ora si può stimare che le entrate per i Comuni e lo Stato saranno più alte di circa un miliardo e 300 milioni rispetto a 12 mesi fa. E questo per l’azione combinata di due diversi fattori. Primo: l’applicazione delle aliquote 2013, che l’anno scorso sono state riviste e aumentate dai Comuni fino al 30 novembre, con il paradosso di un bilancio preventivo approvato 11 mesi dopo l’avvio dell’esercizio. Secondo: il debutto della Tasi, messa a punto con la legge di stabilità dall’esecutivo Letta per «superare» l’Imu sulla prima casa e poi corretta due volte dal nuovo Governo nell’ultimo mese.
È ancora presto, però, per fare un bilancio definitivo. I sindaci hanno un’autonomia quasi totale nel definire la nuova service tax. E infatti il nuovo tributo può avere caratteristiche molto diverse: in alcune città si presenta come una riedizione dell’Imu sulla prima casa, soltanto con aliquote e detrazioni diverse, mentre in altri Comuni deve essere pagato su tutti gli immobili – dai negozi alle case affittate – e rappresenta piuttosto un’addizionale all’Imu.
A complicare le cose c’è il fatto che moltissime città – comprese metropoli come Roma e Milano – non hanno ancora preso posizione sulla Tasi. Senza dimenticare che ci potrebbero essere delle modifiche anche dove le delibere sono già state votate.
L’unico punto fermo è che la soluzione messa a punto dal Governo salva le esigenze di liquidità dei Comuni, perché i sindaci che non hanno approvato la disciplina Tasi in tempo utile riceveranno dal Fondo di solidarietà comunale un importo pari al 50% del gettito annuo del nuovo tributo ad aliquota base. In attesa di vedere come andrà a finire con il saldo.

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