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Acconti senza proroghe

Il termine per far debuttare l’Imu alla cassa è e rimane il 18 giugno. La proroga, vagheggiata da molti contribuenti e oggetto di voci di corridoio più o meno insistenti, non entra nel novero delle opzioni possibili secondo il Governo.
La smentita su possibili rinvii è arrivata ieri in forma ufficiale, alla Camera, per bocca del sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani. «Di una proroga – ha spiegato Ceriani rispondendo nel question time all’onorevole Maurizio Fugatti (Lega Nord) – non si ravvisa la necessità, dal momento che ai contribuenti sono stati dati tutti i chiarimenti necessari» per versare l’acconto senza problemi. Oltre alla circolare n. 3 diffusa il 18 maggio dal dipartimento Finanze, ricca di chiarimenti «anche sugli aspetti più specifici» e di «numerosi esempi relativi a diverse fattispecie», nell’attività di chiarimento svolta dal dipartimento Finanze Ceriani cita anche le «risposte fornite ai singoli contribuenti», sia attraverso note ufficiali sia tramite contatti telefonici. Segno che, alla ricerca di chiarimenti, enti locali e contribuenti si sono rivolti “alla fonte”.
A rendere difficilmente praticabile l’ipotesi di una proroga, del resto, ci sono anche i problemi di liquidità: li ha l’Erario, che dal primo acconto attende circa 4,6 miliardi, e li hanno i Comuni, alle prese anche con l’erogazione solo parziale delle rate del fondo sperimentale di riequilibrio. Oltre ai tagli disposti dalle varie manovre, infatti, l’assegno statale è stato scorciato anche dal fatto che gli oltre 200 Comuni dove il fondo è stato più che azzerato non hanno ancora riversato soldi all’Erario: in tempi di finanza pubblica tesa, questo comporta che il Viminale non abbia le risorse per completare l’assegnazione. Chi sfora i termini, entra nel meccanismo classico che apre alle possibilità di ravvedimento entro un anno, con una sanzione pari al 3,75% (3% nei primi 30 giorni) e il pagamento degli interessi legali (2,5%): il tutto, naturalmente, a meno che il Comune arrivi prima a contestare il mancato pagamento. In questo caso, o dopo 12 mesi, scattano le sanzioni piene, pari al 30% dell’imposta non versata più gli interessi di mora fino al 5,5%. Niente sanzioni né interessi, invece, per chi si presenta alla cassa ma paga meno del dovuto, grazie alla clausola di salvaguardia introdotta per il 2012 dall’ultimo decreto fiscale (articolo 4, comma 5 del dl 16/2012).
Nelle risposte fornite ieri, Vieri Ceriani ha ricordato poi la possibilità di assoggettare a cedolare secca anche gli immobili di interesse storico-artistico, perché il decreto sul fisco municipale che ha introdotto la tassa piatta (articolo 3 del Dlgs 23/2011) non li esclude.

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