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Acconti di novembre dal Ristori-quater stop da 1,7 miliardi

Gli acconti di Irpef, Ires e Irap in scadenza al 30 novembre prenotano 1,7 miliardi del decreto Ristori-quater. E dettano i tempi al nuovo provvedimento, che il governo punta ad approvare venerdì in consiglio dei ministri proprio per fermare in extremis la scadenza del lunedì successivo. Ancora una volta, il calendario offre sfide impegnative, perché in caso di slittamento sarebbe necessario ricorrere al «comunicato legge» per fermare chi non avesse ancora pagato. Come accaduto a metà marzo, nel primo anello di quella che poi è diventata la catena delle sospensioni dei versamenti.

Catena che si allunga ora con il nuovo decreto della serie «Ristori», che agli stop fiscali dedicherà la quota più importante del suo sforzo finanziario. Perché anche se le nuove sospensioni saranno riservate a partite Iva e imprese fino a 50 milioni di euro che hanno subito perdite rilevanti, gli importi da gestire sono alti. Anche perché sullo stop alle tasse il nuovo decreto abbandona la logica territoriale dei primi tre provvedimenti per offrire regole uguali per tutto il Paese.

Insieme ai tempi, il problema più rilevante è rappresentato dai costi. Perché gli stop di dicembre potrebbero valere da soli circa 3,1 miliardi di mancate entrate. Il Prelievo unico sui giochi sottrarrebbe altri 600 milioni. E sono ancora in corso i calcoli su voci solo apparentemente secondarie come per esempio le accise sugli oli minerali.

Anche per questo resta in discussione la definizione puntuale della platea, misurata dalle perdite. Gli acconti di novembre, salvo modifiche dell’ultima ora, si fermeranno per chi ha subito una flessione di fatturato superiore al 33% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Per le scadenze di dicembre, invece, la base di calcolo dovrebbe essere rappresentata dal confronto fra novembre 2020 e novembre 2019. E la soglia minima di perdite si potrebbe alzare al 50%. Ma sul punto non c’è l’accordo.

Il problema si complica perché il puzzle del decreto è arricchito da una serie di aiuti extra-fiscali arrivate dagli stessi componenti del governo. La prima è stata avanzata direttamente dal premier Conte, che ha proposto un «regalo di Natale» sotto forma di una tantum da 500 euro per chi ha ricevuto la Cig Covid per più di 8 settimane. Ma il «regalo» costa, circa 1,6 miliardi secondo le stime, e ha sollevato critiche praticamente unanimi nella maggioranza. Dal ministro della Cultura Franceschini è arrivata invece la richiesta di 600 milioni per aiutare il settore del cinema. Da Leu, Stefano Fassina chiede nuove risorse per chi non riesce a pagare l’affitto. Per l’intesa ci sono ancora 48 ore.

In ogni caso il «finale» nella saga dei Ristori sarà scritto a gennaio, con il quinto decreto finanziato dal nuovo deficit. Lì l’ombrello dei contributi a fondo perduto abbandonerà i codici Ateco per provare a estendersi a tutti i settori colpiti in modo diretto o indiretto dalle restrizioni anti-Covid. E un «meccanismo perequativo» dovrebbe riservare aiuti extra a chi è stato penalizzato dal criterio basato sulle sole perdite di aprile, utilizzato anche dagli ultimi decreti Ristori per tagliare i tempi di erogazione dei bonifici.

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