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Acconti, calcolo al passato

Retroattività mascherata nelle norme che impongono il ricalcolo degli acconti. Le società in perdita sistematica, quelle che affidano i beni ai soci e le cooperative devono applicare le norme introdotte dal Dl 138/11, in vigore da quest’anno, ricalcolando gli acconti 2012 come se le disposizioni fossero in vigore già nello scorso esercizio. La stessa regola si applicherà, a giugno 2013, per la stretta sui costi delle auto introdotta dal Ddl di stabilità.
Le norme fiscali degli ultimi anni, anche se formalmente non retroattive, contengono spesso una disposizione di applicazione anticipata nella determinazione dell’acconto dell’esercizio di entrata in vigore. Questa regola, anche se non contrasta con le norme dello Statuto del contribuente, impone ai contribuenti calcoli complicati che si traducono spesso in errori nei versamenti pesantemente sanzionati dal fisco.
Gli ultimi tre esempi sono contenuti nell’articolo 2 del Dl 138/11 e riguardano le società in perdita triennale, considerate di comodo anche se superano il test dei ricavi, quelle che affidano beni ai soci a canoni inferiori al valore di mercato e infine le cooperative per le quali è stata introdotta una quota minima dell’utile netto da assoggettare a tassazione.
Le disposizioni hanno efficacia dall’esercizio 2012 (periodo successivo a quello di entrata in vigore della legge che le ha introdotte), ma devono essere considerate retroattivamente nel versamento degli acconti. In pratica, occorre determinare un reddito teorico dell’esercizio precedente, come se la norma fosse già stata in vigore, e su questa base ricalcolare l’acconto.
Prendiamo ad esempio il caso delle società in perdita sistematica (si veda il primo esempio sotto). La norma considera di comodo, dal 2012, le società che hanno dichiarato perdite nel triennio precedente (2009-2011), oppure due volte una perdita e una volta un reddito inferiore al minimo. Se la società non usufruisce di cause di esclusione (comprese quelle previste dal provvedimento dell’11 giugno scorso), essa dovrà dichiarare un reddito minimo nel modello Unico 2013, salvo che non ottenga la disapplicazione della norma attraverso un interpello.
Occorre però verificare la situazione della società anche con riferimento al triennio precedente al 2011 (cioè 2008-2010) e, nel caso si sia verificata una perdita ripetuta, si dovrà quantificare una imposta virtuale di tale esercizio (applicando, sempre virtualmente, per il 2011 le regole delle società di comodo), calcolando di conseguenza un maggior acconto. Acconto che, oltre all’Ires e all’Irap, dovrà riguardare anche l’addizionale del 10,5% pure introdotta, per le società non operative, dal Dl 138. L’acconto maggiorato, come consentito dalla circolare 23/E/2012, può essere versato in unica soluzione entro il 30 novembre (corrispondendo solo gli interessi del 4% annuo) da parte di chi, prima della scadenza della prima rata (a giugno o a luglio 2012), aveva inviato una istanza di disapplicazione poi respinta dal fisco.
Ancora più complicata è la posizione delle società che affidano beni ai soci a corrispettivi inferiori al valore di mercato, tanto che la circolare 24/E/2012 ha stabilito una generalizzata tolleranza, fino alla rata di novembre, per il versamento dell’acconto ricalcolato. In questo caso, i redditi da determinare retroattivamente nella quantificazione dell’acconto 2012 sono due: quello della società, che deve rendere figurativamente indeducibili i costi dei beni sostenuti nel 2011 (anche se la norma scatta dal 2012) e quella del socio che deve quantificare un reddito diverso pari alla differenza tra valore e canone corrisposto, sempre considerando la situazione che vi era nello scorso anno.

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