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Acconti a ricalcolo «permanente»

Il 2013 potrebbe essere l’anno dell’acconto previsionale. Il peggioramento della crisi economica, unitamente agli aggravi impositivi introdotti dal legislatore, sta spingendo un gran numero di imprese ad adottare il criterio previsionale per il conteggio delle imposte da versare in acconto. Una scelta che impone particolare attenzione: nel calcolo vanno considerate le tante interpretazioni ministeriali emanate negli ultimi mesi in materia di reddito di impresa. Che in alcuni casi segnano punti a vantaggio dei contribuenti.
Fra leggi e chiarimenti
Un’attendibile quantificazione delle imposte che saranno dovute nel modello Unico 2014 deve, in ogni caso, partire dalla predisposizione di un preconsuntivo economico che approssimi il risultato dell’esercizio 2013 a cui apportare le variazioni richieste dal testo unico.
Oltre alle novità normative per la deduzione delle autovetture (20% per le auto non assegnate e 70% per quelle in benefit a dipendenti per oltre la metà dell’esercizio), occorre verificare possibili modifiche nella posizione fiscale per effetto di situazioni proprie del contribuente o di interpretazioni innovative dell’agenzia delle Entrate.
Tra gli elementi a favore della riduzione dell’acconto, va innanzitutto segnalato l’avvio del processo di deducibilità degli ammortamenti degli immobili strumentali che sono stati oggetto di rivalutazione nel 2008 con assoggettamento a imposta sostitutiva del 3 per cento. Le quote corrispondenti alla rivalutazione sono state riprese a tassazione fino al 2012, il che, a parità di altre condizioni, consente di ridurre il versamento già il prossimo 2 dicembre. Le società potenzialmente non operative devono però considerare che, sempre dal 2013, il maggior valore assume rilevanza anche per il calcolo dei ricavi presunti.
Le interpretazioni
Rilevano, poi, le tante interpretazioni dell’agenzia delle Entrate. Ultima in ordine di tempo l’indicazione sull’indennità di clientela degli agenti di commercio che abbatte l’acconto previsionale delle case mandanti. Dopo la circolare 33/E, che ha riconosciuto la rilevazione per competenza delle indennità di fine mandato, infatti, le imprese che operano attraverso intermediari possono rideterminare l’acconto del 2013 da versare entro il prossimo 2 dicembre. L’agenzia delle Entrate ha adeguato il proprio orientamento alle sentenze della Corte di cassazione in materia di deduzione degli accantonamenti delle indennità di clientela degli agenti e rappresentanti di commercio. L’Agenzia, revocando la circolare 42/E/2007, ha stabilito che, nell’attuale quadro normativo, le quote accantonate in bilancio a fronte di queste indennità possono essere dedotte ai fini Ires in base all’articolo 105 del Tuir. Le molte imprese dotate di intermediari, che fino al 2012 avevano ripreso a tassazione le indennità contabilizzate, devono, se intendono applicare il metodo previsionale, quantificare l’impatto migliorativo della deduzione dell’accantonamento civilistico sul reddito fiscale 2013 (oltre che di eventuali variazioni in diminuzione per utilizzo di fondi tassati stanziati in anni precedenti).
Le perdite
Vanno poi valutate le possibilità di deduzione delle perdite su crediti realizzate nell’anno 2013, anche alla luce delle istruzioni contenute nella circolare 26/E/2013, diffusa dalle Entrate dopo il versamento della prima rata di acconto. In particolare rilevano i chiarimenti sulla deduzione delle “mini perdite”, quelli sulla rilevanza delle perdite da cessione e rinuncia al credito e le indicazioni sulla possibilità, a certe condizioni, di stornare i crediti verso debitori falliti anche in anni successivi alla apertura della procedura.
Anche le società in perdita sistematica nel 2012 (con acconti storici sul reddito presunto) possono avvalersi di nuove, favorevoli, interpretazioni nel calcolo previsionale. La risoluzione 68/E/2013 ha stabilito che il risultato del triennio di osservazione va misurato neutralizzando eventuali frazionamenti di plusvalenze effettuati in base all’articolo 86 del Tuir. Se dunque nel periodo 2010-2012 (valido per il test delle perdite sul 2013) una perdita fiscale è stata causata dal rinvio di quote di plusvalenze, si potrà rideterminare al rialzo il risultato, uscendo così dal regime per il 2013. È però necessario utilizzare il medesimo criterio anche negli esercizi in cui le quote si riversano in aumento.

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