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Accomandante? Fallisce

Il socio accomandante che compie atti di amministrazione ed esercita poteri gestori in virtù di una procura institoria ampia, può essere dichiarato personalmente fallito «in estensione», unitamente alla Sas nonostante l’astratta limitazione di responsabilità. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 5069 del 28/02/2017.

Il caso. Rilevato lo stato di insolvenza di una Sas, il tribunale di Ancona dichiarava il fallimento, oltre che della società stessa e del socio accomandatario, altresì, in estensione ex art. 147 della legge fallimentare, del socio accomandante, ritenendo quest’ultimo, di fatto, nella specie, illimitatamente responsabile, nonostante la suddetta qualificazione formale. Tanto è stato deciso per due ordini di ragioni, tra sé compenetrati: una formale, ossia il conferimento al medesimo di un’ampia procura institoria (secondo la Cassazione, «di per sé dimostrativa dell’ingerenza nella gestione della Sas»); l’altra, di carattere sostanziale, individuata nella concreta ingerenza nella gestione societaria, attestata dal compimento di specifici e significativi atti, quali compravendite immobiliari, istanze di rilascio di concessioni edilizie, rilascio di mandati ad litem e, soprattutto, un atto di vendita di quote sociali, da ritenere atto gestorio perché avente influenza decisiva sull’amministrazione della società.

La statuizione, confermata dalla Corte d’appello in sede di reclamo, è stata dunque oggetto di ricorso per Cassazione.

Il ricorso per Cassazione. La difesa dell’accomandatario dichiarato fallito ha denunciato la violazione e falsa applicazione degli art. 2320 e 2203 cc, ritenendo che non vi fosse stata alcuna violazione del divieto di immistione dell’accomandante nella società (tipico del c.d. accomandante indiscreto), e che le Corti territoriali non avessero tenuto conto del fatto che non sussiste, nel nostro ordinamento, un divieto per i soci accomandatari di rilasciare procura institoria agli accomandanti. Difatti, stando alla tesi difensiva, l’attività d’impresa compiuta dall’institore è comunque imputata al preponente senza far assumere all’institore la veste di imprenditore commerciale soggetto a fallimento, salvo che egli ometta di far conoscere ai terzi la propria posizione funzionale.

La decisione della Corte. Gli Ermellini hanno tuttavia rigettato la predetta impostazione del ricorrente, incentrata sulla neutralità dei poteri gestori tipici dell’institore ai fini del mutamento della qualità di socio (da accomandante ad accomandatario) e dunque ai fini della declaratoria di fallimento in estensione. Invero, la Cassazione ha condiviso l’arresto dei giudici di primo e secondo grado.

Ricorda, infatti, la Corte, richiamando una giurisprudenza consolidata, che nella società in accomandita semplice il socio accomandante, ancorché operi in virtù di procura institoria connotata da un ampio ventaglio di poteri, compiendo atti di amministrazione, interna o esterna, ovvero trattando o concludendo affari della gestione sociale, incorre, a norma dell’art. 2320 cc, nella decadenza dalla limitazione di responsabilità.

In ragione di ciò, il fallimento della società va senz’altro esteso, quindi, ai sensi dell’art. 147 della legge fallimentare, anche all’accomandante benché gli siano state conferite procure «speciali» talmente ampie da consentire, nel caso concreto, l’effettiva sostituzione all’amministratore nella sua governance.

Un’opportuna precisazione. La Corte ha avuto modo di precisare che per l’accomandante che abbia violato il divieto di immistione previsto dall’art. 2320 cc, così assumendo uno stato equiparabile a quello dell’accomandatario occulto, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento ex art. 147 della legge fallimentare non decorre né dalla data del recesso, né da quella della dichiarazione di fallimento della società (dichiarazione che di per sé non scioglie il vincolo tra i soci). Per converso, il termine annuale in parola, ricorrendone le condizioni, decorre unicamente dal giorno in cui lo scioglimento del rapporto sociale con il socio sia portato a conoscenza dei creditori con idonee forme di pubblicità.

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