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Acciaio, Italia in partita per Ast Offerte di Arvedi e Marcegaglia

La cessione di Acciai speciali Terni da parte di ThyssenKrupp è più che mai un affare italiano. All’ultimo miglio della procedura di vendita – che come auspicato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti dovrebbe arrivare all’aggiudicazione entro la fine di settembre – i progetti industriali alternativi alle due proposte, distinte, presentate e depositate dai campioni nazionali Arvedi e Marcegaglia, sembrano perdere consistenza giorno dopo giorno. Si era parlato di un interesse di Posco, ma pare che l’operatore coreano abbia visto respinta la propria offerta, giudicata non idonea. Un altro nome straniero emerso dalla short list di Jp Morgan, advisor incaricato nella procedura di cessione, è Baowu. Ma anche per il player cinese (peraltro mai avvistato in Italia, così come Posco, per condurre una due diligence sul sito di Terni) le chances di arrivare al traguardo finale non sembrano molto concrete. L’orientamento del ministero, così come si è visto in passato per il dossier Iveco, è noto. Inoltre, sembra di capire che in questo caso, con l’acciaio giudicato strategico per il Paese e con due operatori nazionali come Arvedi e Marcegaglia coinvolti sul dossier, il Governo non esiterebbe a esercitare il golden power. L’obiettivo è la tutela dell’interesse del Paese in un mercato strategico in cui le istituzioni, con i dossier Piombino e Taranto, stanno già sperimentando difficoltà operative e rallentamenti nel dialogo con interlocutori stranieri.

L’attenzione si concentra su Arvedi e Marcegaglia che, stando a quanto trapela da fonti vicine al dossier, hanno depositato le offerte vincolanti nei giorni scorsi. Il gruppo mantovano, trasformatore di acciaio, è tra i principali clienti di Terni e punta all’integrazione delle facilities come scelta strategica, in forza di un consumo annuo di circa 500mila tonnellate di acciaio inossidabile. Nei mesi scorsi il presidente del gruppo, Antonio Marcegaglia, aveva sottolineato anche la possibilità di utilizzare parte della capacità produttiva di Terni per le produzioni in acciaio al carbonio, dal momento che il 20 per cento della produzione del player mantovano riguarda acciai speciali. L’integrazione con il gruppo Arvedi, altro cliente di peso di Ast, verterebbe invece sulle sinergie con Ilta, player nazionale dei tubi saldati controllato dal gruppo cremonese, e con le lavorazioni per i nastri dell’altra controllata, Arinox; in generale, comunque, il gruppo cremonese punta a un maggiore dimensionamento aggiungendo capacità di produzione nell’inox. Per fine settembre, come detto, dovrebbe essere fatta chiarezza sul nome del soggetto che sarà giudicato idoneo per rilevare gli asset messi in vendita da ThyssenKrupp, con il closing definitivo, dopo i passaggi legati ad antitrust, accordi sindacali e altri adempimenti, fissato invece idealmente a inizio 2022.

Nei giorni scorsi, intanto, l’amministratore delegato di Acciai speciali Terni, Massimiliano Burelli, ha incontrato i sindacati locali per fare il punto sulla situazione dello stabilimento vicino al cambio di proprietà. Alla data del 30 settembre l’anno fiscale della controllata italiana del gruppo tedesco dovrebbe chiudersi, conferma lo stesso Burelli, «con un risultato molto migliore rispetto all’anno scorso», senza però confermare esplicitamente la possibilità che la gestione torni in positivo, dopo i due rossi consecutivi accumulati l’anno scorso e due anni fa.

Sul piano produttivo, «il mercato è effervescente – spiega Burelli -, dovremmo attestarci a 1,1 milioni di tonnellate di acciaio liquido prodotto». Il recupero produttivo del polo di Terni è stato sostenuto anche dal meccanismo di Salvaguardia dell’Unione europea, che ha fissato dei tetti alle importazioni di acciaio dai paesi terzi «bloccando una situazione distorsiva» spiega Burelli. «In passato – aggiunge – abbiamo sofferto il dumping, ora la situazione si è riequilibrata».

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