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Acciaio, in aprile l’Italia leader mondiale di crescita

MILANO
L’eccezione italiana spicca nel panorama congiunturale della produzione siderurgica mondiale che ad aprile evidenzia, come trend generali, la frenata delle economie europee, la tenuta dei paesi extra Ue (guidata dalla ripresa della produzione ucraina) e soprattutto il mantenimento degli output asiatici (dove si concentra la maggior parte della produzione mondiale) su livelli sostenuti, nonostante la conclamata crisi da sovracapacità mondiale che si conferma nel primo quadrimestre.
Ad aprile, secondo i dati di Worldsteel, la produzione mondiale di acciaio è stata di 134,9 milioni di tonnellate, lo 0,5% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, per un volume che nel primo quadrimestre raggiunge i 521,3 milioni, il 2,8% in meno sul 2015.
L’Europa si conferma in discesa, con oltre 700mila tonnellate in meno mancanti all’appello questo mese rispetto ad aprile 2015. Restano con il freno tirato tutte le principali siderurgie dell’Unione europea, a parte l’Italia, che mette a segno un incremento del 14,5 per cento, anomalo rispetto ai trend del recente passato. Ad aprile la produzione italiana è stata di 2,090 milioni di tonnellate, 265mila tonnellate in più rispetto all’analogo dato dell’anno scorso. Alcuni operatori del mercato interpretano questo exploit nella diversa scansione delle ferie pasquali tra il 2015 e il 2016: il maggiore tonnellaggio di questo aprile si giustificherebbe perchè rapportato con un periodo condizionato dal rallentamento produttivo dovuto ai fermi pasquali. Questo tipo di lettura ridimensiona il fenomeno statistico, ma solo in parte, visto che nel confronto marzo su marzo il gap è stato solo del 3,5% per cento. Grazie al dato di aprile, inoltre, la produzione italiana porta in positivo il confronto nei primi quattro mesi dell’anno, con 7,882 milioni di tonnellate prodotte complessivamente.
Resta invece in frenata la Germania (-1,5% ad aprile, -2,3% nel quadrimestre, con 14,338 milioni di tonnellate prodotte), ma soprattutto Spagna (-10,6% ad aprile, -8,3% in quattro mesi), Francia (-26,5% nell’ultimo mese, -11,1% da inizio anno), Austria (-10,7% e -5,1%) e Regno Unito, che sta pagando più di tutti l’avanzata delle esportazioni cinesi in Europa: 2,546 milioni di tonnellate prodotte in quattro mesi, il 37,4% in meno rispetto all’anno scorso. «Invece di ristrutturare il suo settore siderurgico e il suo enorme eccesso di capacità produttiva, la Cina esporta acciaio sottocosto in Europa facendo dumping e concorrenza sleale» ha detto ieri Luc Triangle, segretario generale aggiunto di IndustriAll Europe in rappresentanza della Ces, la Confederazione dei sindacati europei, durante una audizione alla camera dei Deputati. «Non ci sono condizioni eque tra la siderurgia europea e quella cinese – ha aggiunto -: finché sarà così non si può essere favorevoli al riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina».
Dopo un avvio d’anno in frenata la Cina (da sola vale la metà della produzione mondiale di acciaio) , con 69,4 milioni di tonnellate, ad aprile è tornata a produrre a regime, con oltre 261 milioni di acciaio in quattro mesi (-2,3%). Anche l’India, terzo produttore mondiale, è tornata a spingere: 7,8 milioni l’output ad aprile, per 30,7 milioni nell’anno (+2,3%). Ad aprile ha rialzato la testa anche il Giappone, secondo produttore mondiale: 8,498 milioni l’acciaio prodotto nell’ultimo mese, l’1,2% in più rispetto al corrispondente mese dell’anno scorso. In Asia l’unico big che resta con il freno tirato è la Corea, che ad aprile ha prodotto «solo» 5,670 milioni di tonnellate (-1,3%). Crescono invece, nelle altre aree del mondo, gli Stati Uniti (6,571 milioni nell’ultimo mese, 26,221 da inizio anno), la Turchia (+5,3% ad aprile, +2,8% in quattro mesi) ma soprattutto l’Iran, che da inizio anno ha guadagnato l’1,5% per 5,570 milioni di tonnellate, di cui 1,509 prodotte ad aprile (+7,8%). Tra le altre grandi siderurgie si confermano in difficoltà il Brasile (-20,6% in aprile, -14% da inizio anno) e la Russia (-3,9% nel primo quadrimestre), mentre continua a crescere l’Ucraina, in recupero rispetto alla crisi dell’ultimo biennio (+11,7% nell’ultimo mese, +16,8% nel quadrimestre).

Matteo Meneghello

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