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Accertamento a scelta multipla

Il nuovo redditometro come ausilio all’accertamento di redditi professionali o di impresa non dichiarati sui quali, oltre all’Irpef, potrà essere recuperata anche l’Iva o l’Irap. La scelta sul tipo di accertamento potrà essere effettuata già al momento della selezione preliminare sugli scostamenti tra spese e reddito e potrà essere approfondita anche in una fase successiva utilizzando, se del caso, le risultanze di natura finanziaria. In termini di funzionamento del nuovo sistema, assoluto privilegio va al principio di cassa e alla valutazione dell’accumulo di risparmio che può essere avvenuto anche in anni antecedenti ai quattro previsti dalla norma. Sono alcuni degli spunti contenuti nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 24 di ieri con la quale l’amministrazione finanziaria ha fornito i primi chiarimenti sul nuovo redditometro introdotto nel 2010 e operativo dal periodo di imposta 2009. In prima battuta va detto come l’Agenzia sembra preoccuparsi di dare una impressione «tranquillizzante» sull’applicazione del nuovo redditometro e, tale orientamento, se correttamente applicato trova sponda nella norma che, in linea di principio è del tutto corretta: se si spende troppo rispetto a quanto si è dichiarato, la posizione fiscale è da approfondire.

La scelta del tipo di accertamento. Posto che il redditometro è accertamento che riguarda le persone fisiche, il ragionamento dell’Agenzia prende posizione in merito a quelle situazioni in cui le persone fisiche svolgono una attività di impresa o di lavoro autonomo. Considerando che la prima scrematura dei contribuenti a rischio avviene sulla base di dati in linea di principio già in possesso dell’amministrazione finanziaria, la circolare osserva come laddove il risultato di tale selezione riguardi contribuenti titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo potrebbe rivelarsi più produttivo un accertamento analitico e non sintetico. In altri termini il ragionamento è che se le spese sono effettuate da un professionista che dichiara poco, si cerca di capire se il reddito occultato è riferibile alla sua attività. Con le relative conseguenze anche in diversi settori impositivi rispetto alle imposte sui redditi quali l’Iva o l’Irap. Se il principio è tutto sommato condivisibile, da un punto di vista pratico lo stesso non appare immediatamente applicabile soprattutto per i titolari di redditi di impresa la cui tassazione avviene in base al criterio di competenza mentre, la selezione ai fini del redditometro avviene di fatto su un confronto basato su un indicatore di cassa. In ogni caso l’amministrazione lascia intravedere questa possibilità affermando, inoltre, come in alcune ipotesi potrà essere attivata un’ulteriore indagine legata alla valutazione dei dati di natura finanziaria, sempre nell’ottica della scelta relativa alla tipologia di accertamento. In questo quadro, la circolare osserva come potrebbe rendersi utile la richiesta di dati e notizie a soggetti terzi.

Prova contraria e incrementi patrimoniali. Uno degli aspetti più attesi dei chiarimenti delle Entrate era il trattamento della quota di incrementi patrimoniali netta che costituisce uno degli elementi di reddito dell’anno. Il meccanismo applicativo della norma, e più in particolare del decreto, è quello di considerare gli investimenti dell’anno al netto dei decrementi avvenuti nei quattro anni precedenti secondo un principio di cassa. Nel vecchio redditometro, invece, la quota di incrementi patrimoniali veniva ripartita a ritroso in quanto espressiva di una capacità di risparmio appunto espressa nell’anno di effettuazione dell’investimento. Sul punto la circolare pare da un lato confermare il principio di cassa «netto» affermando però che in sede di prova contraria il contribuente potrà dimostrare che la sua capacità di spesa espressa in un anno può derivare da un accumulo anche più datato tenendo conto, peraltro, che come principio la quota di risparmio accumulato è considerata comunque reddito. In tal senso la posizione dell’Agenzia pare accogliere un argomento che, ancora oggi, in relazione al vecchio redditometro gli uffici difficilmente riconoscono in modo non condivisibile. Si assiste, molto spesso, a delle obiezioni degli uffici che non riconoscono il cosiddetto «effetto salvadanaio» e cioè la possibilità del tutto logica che il contribuente abbia accumulato risparmi o ricchezza in anni ben lontani dall’effettuazione di investimenti o spese. In tal senso il nuovo redditometro appare più garantista e potrà essere sicuramente utilizzato anche nel contenzioso pendente tenendo conto degli ultimi orientamenti della giurisprudenza che, giustamente, stanno facendo cadere la maggior parte degli accertamenti da vecchio redditometro in molti casi infondati.

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