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Accertamenti, un anno di sospensiva

di Marco Mobili

Sospensive fino a 360 giorni per l'accertamento esecutivo, allentamento della morsa della riscossione, più poteri a Bankitalia per il tetto ai bonus dei banchieri (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) e cancellazione della possibilità per gli istituti di credito di modificare unilateralmente le clausole dei mutui concessi alle imprese. Sul diritto di superficie per le spiagge si va da uno stralcio bipartisan della misura a una possibile riscrittura della norma con l'allungamento da 20 a 50 degli anni di validità del diritto. E per risarcire gli abitanti di Lampedusa, tra gli emendamenti presentati dal Pdl, arrivano anche sgravi fiscali a tempo e su misura (due o tre anni) per sostenere il crollo dei redditi degli abitanti dell'isola di frontiera legati a una stagione turistica ormai compressa.Intanto la Lega spinge con forza per l'abolizione del sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri). Se proprio non si potrà abolire il Carroccio chiede la proroga fino al 30 giugno 2012.

Sono questi i punti principali su cui la maggioranza concentrerà nelle prossime ore i lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, impegnate nell'esame del Dl sviluppo. Lavori che sono partiti al rallentatore. In primo luogo, proprio per la gran mole di proposte di modifica depositate lunedì – 1.536 di cui ieri ne sono stati dichiarati inammissibili 202 – le commissioni hanno chiesto più tempo, rispetto ai termini fissati a Montecitorio che prevedono l'approdo del provvedimento in aula lunedì prossimo (13 giugno). In vista dei referendum di domenica i lavori delle due Commissioni saranno sospesi giovedì pomeriggio e per entrare nel merito del provvedimento si dovrà attendere proprio lunedì prossimo 13 giugno. Per questo la richiesta formulata ieri dalle commissioni è quella di avere tutta la settimana per concludere l'esame del decreto e consegnarlo all'aula martedì 21. L'alternativa è quella di un approdo in aula del decreto, blindato dal voto di fiducia, che potrebbe essere il 16 o 17 giugno.

Sull'accertamento esecutivo dunque il confronto è aperto. Rispetto al termine di 120 giorni, previsto oggi dalla legge per far scattare l'espropriazione forzata per un accertamento esecutivo, il relatore della commissione Bilancio, Giuseppe Marinello (Pdl), ha spiegato ieri alla Camera che sul tavolo c'è allo studio l'ipotesi di portare il tetto a 360 giorni. Termine questo sostenuto anche dalle imprese e dalle categorie professionali per assicurare ai contribuenti maggiori garanzie sul loro diritto di difesa rispetto alle pretese erariali che dal prossimo 1° luglio coincideranno con i tempi della riscossione e delle espropriazioni forzate. Su un allungamento anche fino a 210 giorni della moratoria aveva manifestato un'ampia apertura lo stesso direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Spetterà ora a maggioranza e Governo il compito di trovare la quadra, anche per non far perdere gettito all'Erario. Lo spostamento di 120 giorni previsto attualmente dall'articolo 7 del Dl sviluppo costa all'Erario, in termini di cassa, 90 milioni di euro.

L'intervento sugli accertamenti esecutivi viaggerà a braccetto con la riforma della riscossione, già tradotta in emendamenti di maggioranza e opposizione anche alla luce delle mozioni votate ieri dall'Aula di Montecitorio per chiedere una "tregua" a Equitalia. Si tratta in particolare dell'abolizione delle ganasce fiscali per debiti complessivi fino a 2.000 euro (limite che al momento dei conti potrebbe anche essere dimezzato), nonché il divieto per l'agente della riscossione di procedere con ipoteche o espropriazioni di beni immobili per debiti complessivi inferiori a 20.000 euro (oggi il limite è di 8.000). Marinello ha spiegato, infatti, che si lavora sulla possibilità di evitare blocchi ed espropri sia sui mezzi di lavoro (beni strumentali all'attività d'impresa) sia sulle abitazioni principali.

Sul tavolo del confronto tra maggioranza e Governo, anche la norma che cancella la facoltà unilaterale di modificare i tassi dei mutui concessi alle imprese e concede più poteri a Bankitalia per fissare criteri generali sui sistemi di remunerazione e incentivazione e il potere di stabilire tetti ai bonus dei manager delle banche, ma anche di Sgr e Sicav, «quando ciò si renda necessario per preservare la solidità patrimoniale dell'istituto».

L'emendamento presentato da Maurizio Bernardo (Pdl) prevede inoltre, per le banche che beneficiano «di eccezionali interventi di sostegno pubblico la Banca d'Italia può fissare limiti alla remunerazione complessiva degli esponenti aziendali» e dunque anche agli stipendi.

Nel testo dell'emendamento si legge che la Banca d'Italia emana disposizioni di carattere generale anche sui «sistemi di remunerazione e incentivazione» e può, ove la situazione lo richieda, adottare «la fissazione di limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nella banca, quando sia necessario il mantenimento di una solida base patrimoniale».

Tra le modifiche chieste dalla maggioranza anche il ripristino, con l'abolizione dell'attuale comma 10 dell'articolo 8 del Dl, della versione originaria del Codice della proprietà industriale secondo cui la protezione del diritto d'autore è valido anche per le opere mai registrate. Il Dl ora la circoscrive esclusivamente alle opere divenute di pubblico dominio prima del 19 aprile.

 

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