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Accertamenti sulla Voluntary

Per la voluntary disclosure accertamenti con le vecchie regole. In attesa che governo e parlamento traccino la strada da seguire per disegnare la nuova procedura di regolarizzazione dei capitali all’estero, chi ha già presentato domanda ai sensi dell’ex articolo 1 del dl n. 4/2014 (poi stralciato) va avanti con quest’ultimo.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’Agenzia delle entrate sta procedendo con la lavorazione delle istanze già presentate nei mesi scorsi. Una volta emesso l’avviso di accertamento, per poter avvalersi degli effetti premiali della sanatoria, bisogna pagare entro al massimo 60 giorni. Ma i contribuenti che si sono autodenunciati sperano in una norma transitoria che consenta loro di poter accedere alle eventuali agevolazioni di futura emanazione. Sia in termini di costo complessivo della procedura, sia in termini penali e antiriciclaggio. E per arrivare «puliti» all’appuntamento con Unico 2014, quando cioè dovrà essere correttamente compilato il quadro RW riferito all’anno 2013 (non sanabile con l’autodenuncia spontanea), la procedura rischia di trasformarsi in una corsa contro il tempo.

La nuova voluntary, attualmente contemplata in due diversi disegni di legge depositati alla camera, potrebbe prevedere infatti una semplificazione nel calcolo del quantum dovuto al fisco: non più un dettaglio analitico sui rendimenti conseguiti anno per anno, bensì un’aliquota fissa al di sotto di determinate soglie. La forfetizzazione potrebbe portare un costo più basso della procedura in sé, ma anche semplificare notevolmente il lavoro dei professionisti che assistono i contribuenti, alleggerendo quindi la parcella a carico del cliente. Conseguenze identiche a quelle di un’eventuale di riduzione dei periodi d’imposta accertabili (per esempio passando dagli attuali 10 a un massimo di 6, come previsto dalla proposta Capezzone).

In questo momento, senza una tutela penale garantita a livello normativo, è difficile ipotizzare che i soggetti interessati alla disclosure svelino le proprie carte al fisco. Chi ha già sottoposto la domanda all’Ucifi sulla base del dl n. 4/2014, invece, è al lavoro per completare la procedura secondo i vecchi «patti». La regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale passa da una puntuale ricostruzione temporale delle attività finanziarie. Compito, questo, che può richiedere anche diversi mesi di lavoro e l’assistenza di una vero e proprio team di consulenti (se non altro per reperire presso le banche straniere tutta la documentazione utile).

In questi casi il rischio (al momento solo teorico, va detto) è quello di pagare oggi più di quanto farà chi aderirà alla disclosure in futuro. In compenso chi è già partito ha la possibilità di mettersi in regola in tempo per la dichiarazione dei redditi. Il 30 settembre 2014 scade infatti il termine per la presentazione del modello Unico-Pf relativo all’anno d’imposta 2013. Il primo, cioè, non coperto dalla voluntary disclosure: sia la vecchia procedura ex dl n. 4/2014, sia quelle contenute nei ddl all’attenzione di Montecitorio consentono di regolarizzare le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2013. L’ultimo anno interessato dall’autodenuncia è quindi il 2012, posto che per le persone fisiche il periodo d’imposta coincide con l’anno solare.

Erano stati gli stessi professionisti, in vigenza della norma poi decaduta, a evidenziare la necessità, in un’ottica di coerenza, di chiudere la procedura entro l’estate (si veda ItaliaOggi del 1° marzo 2014). Ferma restando la possibilità del ravvedimento operoso, anche avvalendosi della sanzione light di 258 euro per chi integra il quadro RW entro 90 giorni dalla scadenza, la finestra temporale per l’adesione fino al 30 settembre 2015 era stata giudicata dagli operatori poco funzionale a chi intende impostare per il futuro la propria strategia fiscale su basi condivise con le amministrazioni, eliminando il fattore di rischio di incertezza normativa e interpretativa.

In questo contesto, infine, un’ulteriore spinta alla trasparenza è data dai diversi accordi che regolamentano lo scambio di informazioni: l’attuazione delle direttive Ue sulla cooperazione fiscale e sulla tassazione del risparmio, dell’accordo Fatca con gli Usa e del nuovo Common reporting standard dell’Ocse.

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