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Accertamenti sospesi per ferie

La questione relativa all’applicabilità della sospensione feriale alla fase di accertamento con adesione, per la sua importanza, deve essere risolta con una norma, che verosimilmente arriverà con una integrazione al testo della riforma del contenzioso tributario, attualmente all’esame delle Commissioni Parlamentari. 
Questo è quanto emerge nel botta e risposta (question time n. 5-06008) avvenuto ieri in Commissione Finanze alla Camera.
La vicenda trae origine dal deposito dell’ordinanza 11632 del 5 giugno scorso con la quale la Cassazione, superando un’interpretazione fornita nei documenti di prassi ministeriali, ha sostenuto che la sospensione feriale non si applica ai termini previsti per espletare la procedura di accertamento con adesione, che ha natura amministrativa (si veda il Sole 24 Ore di ieri).
In questo senso, nell’interrogazione a risposta immediata formulata da Daniele Pesco si legge che l’innovativa pronuncia rischia di compromettere l’ammissibilità di migliaia di ricorsi pendenti, il cui termine per impugnare è stato calcolato attraverso il cumulo dei due diversi termini di sospensione, con ciò ledendo gravemente il diritto di difesa e del legittimo affidamento riservato all’orientamento espresso dalla prassi amministrativa; inoltre, è stato fatto emergere come il criterio applicativo enunciato dalla Cassazione crea ingiustificate disparità di trattamento ed uno stato di incertezza del diritto a seconda che l’istanza di accertamento con adesione venga presentata prima o durante la vigenza del periodo di sospensione feriale (ed in questo caso non si applicano i 31 giorni di sospensione feriale ai 90 dell’adesione) o dopo la sospensione feriale (ed in questo caso i 31 giorni di sospensione feriale si cumulano ai 60 previsti per presentare il ricorso). Per questo motivo nell’interrogazione è stato ritenuto auspicabile un intervento normativo del Governo volto a fare chiarezza anche attraverso l’introduzione di una norma di interpretazione autentica avente con efficacia retroattiva.
Nella risposta fornita in Commissione Finanze si è fatto presente che l’ordinanza è l’unica pronuncia della Corte che ha disconosciuto la cumulabilità delle due sospensioni dei termini; viceversa l’orientamento favorevole ha trovato conferma in due recenti pronunce del medesimo Collegio (10360/12 e 11403/15) le quali, pur non affrontando direttamente la questione controversa, presuppongono l’adesione alla tesi della cumulabilità.
Del resto, se la Cassazione dovesse confermare l’orientamento espresso nell’ordinanza, dovrebbe conseguire una rivalutazione complessiva delle procedure adottate dall’Agenzia, in particolare con riguardo alle attività successive all’accertamento esecutivo così come rivisitate dallo schema di decreto legislativo della riscossione e del contenzioso (si veda Il Sole 24 Ore del 30 giugno scorso).
Dalle ultime modifiche, infatti, emerge la volontà del legislatore di riconoscere l’applicazione della sospensione dei termini feriali anche quando si attivino procedimenti amministrativi che si collocano nella fase prodromica a quella processuale, così come è successo ad esempio con la riformulazione dell’articolo 17-bis nell’ambito della mediazione. Questo al fine di deflazionare il contenzioso e garantire al contribuente il pieno esercizio al diritto di difesa riconoscendogli un tempo congruo per valutare la convenienza in ordine all’opportunità di definire la pretesa impositiva in sede amministrativa ovvero intraprendere la via giurisdizionale.
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