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Accertamenti senza proroga

Salta la proroga biennale dei termini di accertamento del periodo di imposta 2015. Con una modifica all’articolo 67 del decreto legge n. 18 del 2020 introdotta in sede di conversione (sul maxiemendamento sostitutivo del dl il senato ha votato ieri la fiducia e il testo passa ora alla camera), il tempo a disposizione dell’amministrazione finanziaria sarà pari a quello di sospensione. Viene dunque ripristinato un concetto base di civiltà giuridica fortemente compromesso nella prima stesura del decreto venendo ovviamente meno anche l’indicazione fornita dall’amministrazione finanziaria con la circolare n. 8 del 2020.

Nello specifico, la modifica viene apportata al comma 4 dell’articolo 67 del dl n. 18 del 2020 che, ora, prevede come in deroga alle disposizioni dello Statuto dei diritti del contribuente, si applica ancora l’articolo 12 del dlgs n. 159 del 2015 ma solo limitatamente ai commi 1 e 3. Pertanto:

– in base al comma 1, del predetto articolo 12, vale la norma in base alla quale le disposizioni in materia di sospensione dei termini di versamento dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, a favore dei soggetti interessati da eventi eccezionali, comportano altresi’, per un corrispondente periodo di tempo, relativamente alle stesse entrate, la sospensione dei termini previsti per gli adempimenti anche processuali, nonche’ la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza in materia di liquidazione, controllo, accertamento, contenzioso e riscossione a favore degli enti impositori, degli enti previdenziali e assistenziali e degli agenti della riscossione, in deroga alle disposizioni dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 212 del 2000. Inoltre, salvo diverse disposizioni, i versamenti sospesi sono effettuati entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione;

– in base al comma 3, l’Agente della riscossione non procede alla notifica delle cartelle di pagamento durante il periodo di sospensione di cui al comma 1.

Il risultato è dunque evidentemente quello di porre sul medesimo piano la posizione dei contribuenti e quella degli uffici attraverso la cancellazione del riferimento al comma 2. Tanto per esemplificare, nel momento in cui è stata disposta la sospensione dell’attività degli uffici attraverso la previsione contenuta pure nell’articolo 67, comma 1, del dl n. 18, sarà questo arco temporale a valere come «proroga» per la notifica degli atti in scadenza nel corso del 2020. Ad esempio, un avviso di accertamento ai fini delle imposte sui redditi afferente il periodo di imposta 2015, la scadenza non sarà quella del 31 dicembre 2020, ma potrà intervenire in un periodo successivo di tempo pari al medesimo lasso temporale compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, quindi poco più di due mesi. Questa ipotesi riguarda, come detto, tutte quelle casistiche per le quali i termini di contestazione scadono entro il 31 dicembre 2020, mentre, in relazione alla specificità prevista per le procedure di contenzioso ed adesione operano le disposizioni contenute nell’articolo 83 dello stesso decreto e secondo i chiarimenti forniti dall’agenzia delle entrate con le circolari nn. 5 e 6 di qualche tempo fa. Se questa modifica è da salutare ovviamente con soddisfazione in quanto ripristina, come detto, un concetto base di civiltà giuridica, deve però essere osservato come manchi completamente nel sovrapporsi oltremodo confuso delle norme, un principio di carattere generale e di semplice applicazione. In questo contesto, infatti, sarebbe stato molto più semplice individuare sin da subito un termine di sospensione valido per tutti i tributi e per tutti i contribuenti per poi fissare un principio generale di rateazione con avvio, ad esempio, dal mese di giugno. Principio che avrebbe avuto il vantaggio di applicarsi ad ogni situazione, comprese quelle sinora non trattate quali, ad esempio, i pagamenti derivanti dagli avvisi bonari nonché da tutti i procedimenti deflattivi in corso. Del tutto singolare è infatti la situazione che si presenta, a fronte di identiche scadenze e stesso debito, nei confronti di due contribuenti uno dei quali è stato raggiunto da una cartella esattoriale mentre l’altro da un avviso bonario. Infatti, il primo potrà beneficiare di una sospensione mentre il secondo no, con la conseguenza che in assenza di liquidità momentanea, il suo debito potrebbe divenire cartella esattoriale senza alcun tipo di beneficio. In questo contesto, dunque, sarebbe del tutto opportuno anche disciplinare una sorta di riapertura delle procedure di rottamazione ovvero di saldo e stralcio considerando come, evidentemente, la liquidità che oggi manca non potrà essere facilmente reperita in un orizzonte di brevissimo termine.

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