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Accertamenti retroattivi sui conti

di Debora Alberici 

L'accertamento fiscale del reddito del professionista può fondarsi sul conto corrente bancario anche se fatto prima della riforma del 2004.

A precisarlo è la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 802 del 14 gennaio 2011, ha respinto il ricorso di un dentista nei confronti del quale era scattato un accertamento fiscale basato sui dati incrociati raccolti dalla Guardia di finanza. In particolare le Fiamme Gialle avevano conteggiato le materie prime usate dal professionista e i versamenti sui suoi conti. Il contribuente lo aveva impugnato precisando che le indagini e i dati sui conti erano stati raccolti prima della riforma del 2004 e quindi la presunzione non poteva essere estesa dalle imprese ai professionisti. La commissione tributaria provinciale di Bari ha respinto il ricorso. La decisione è stata poi confermata dalla commissione tributaria regionale pugliese. Contro queste pronuncia il dentista ha presentato un lungo ricorso in Cassazione nel quale, fra l'altro, ha insistito sull'irretroattività della riforma classe 2004.

La sezione tributaria del Palazzaccio ha respinto questa tesi precisando che «anche con riferimento al testo dell'art. 32 dpr n. 600/73 antecedente l'entrata in vigore della novella del 2004 (temporalmente applicabile alla fattispecie in esame), la norma in questione, e la presunzione in essa contenuta, seppure letteralmente riferibile ai soli ''ricavi'', sia da intendersi applicabile anche al reddito da lavoro autonomo, e non solo al reddito di impresa».

Ma non basta. Con la stessa decisione la Suprema corte ha inoltre stabilito che il giudicato sull'Iva non può comprendere anche le questioni concernenti l'accertamento delle imposte dei redditi. In particolare in sentenza si legge che «perché una lite possa ritenersi coperta dal giudicato di una precedente sentenza resa tra le stesse parti, è necessario che il giudizio introdotto per secondo investa lo stesso rapporto giuridico che ha già formato oggetto del primo». In mancanza di tale essenziale presupposto, pertanto, non «rileva che la seconda lite richieda accertamenti di fatto già compiuti nel corso della prima».

È dunque evidente che l'identità di rapporto debba essere esclusa nel caso in cui le due controversie riguardino imposte strutturalmente e oggettivamente diverse, come Iva e Irpef. Sicché nel giudizio in materia di imposte dirette, come l'Irpef, non può in alcun modo spiegare efficacia di giudicato esterno una sentenza in materia di Iva, ancorché fondata sui medesimi presupposti di fatto.

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