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Accertamenti, presunzioni ko

Solo l’eccedenza delle spese di natura finanziaria rispetto al reddito spendibile potrà essere presa in considerazione al fine di determinare, eventualmente, un maggior imponibile. Questo nell’ambito di rettifiche che, probabilmente, dovranno essere incentrate su strumenti quali il redditometro destinati alle persone fisiche senza il passaggio dalla rettifica analitica. È questa una delle conseguenze che possono derivare dal pronunciamento della Corte costituzionale con la sentenza n. 228 (si veda ItaliaOggi di ieri) nella quale, al di là del definitivo affossamento della presunzione normativa sui prelievi dei professionisti, possono essere ritrovati alcuni spunti ben più ampi. Primo fra tutti il riferimento alla necessità di rispettare il principio di capacità contributiva che, con riferimento ad alcune tipologie di accertamento, viene di fatto dimenticato.

In generale, è ovvio e naturale che l’amministrazione finanziaria ai fini della costruzione di un avviso di accertamento possa tenere conto di quelle movimentazioni che sono tracciate, ed è questa la filosofia di base contenuta nell’articolo 32 del dpr n. 600 del 1973 nella parte in cui si consente l’acquisizione e l’utilizzo ai fini dell’accertamento di questi dati. Il punto centrale è se l’utilizzo di questi dati in modo asettico possa condurre, di fatto, alla rettifica del reddito. Nel 2006, illustrando le modifiche alle disposizioni normative di specie, l’amministrazione finanziaria, con la circolare n. 32 aveva affermato un principio di buon senso: nel momento in cui si andavano ad esaminare i prelevamenti effettuati da un conto corrente, in via preliminare è necessario comprendere la posizione complessiva del soggetto che li ha effettuati. In altri termini, è ben diverso ragionare sui prelievi effettuati da un soggetto con un alto reddito dichiarato e «spendibile», rispetto magari a situazioni che in termini di grandezze assolute sono più modeste ma riconducibili a soggetti con minore disponibilità dichiarata.

È evidentemente questo un approccio preliminare e fondamentale alla norma che sopravvive unicamente per gli imprenditori: i prelievi potranno essere assunti come elemento rilevante ai fini della ricostruzione dei ricavi e conseguentemente del reddito laddove gli stessi superino la disponibilità finanziaria. Cioè a dire nessuna particolare indagine si rende necessaria nel momento in cui la capacità di spesa di un soggetto trova piena capienza con il reddito dichiarato. Questo un primo principio, specifico, della norma contenuta nel dpr n. 600 del 1973. Più in generale, però, la Corte costituzionale richiama del tutto correttamente il principio di capacità contributiva che non può certo essere ricostruito sulla base di presunzioni ovvero in linea astratta. A ben guardare si tratta di un approccio che lo stesso legislatore, nel riformare alcuni istituti tipici dell’accertamento nei confronti delle persone fisiche ha accolto. Nell’ambito del redditometro, ad esempio, un ruolo fondamentale giocano infatti le spese effettive sostenute dal contribuente nel momento in cui le stesse si manifestano in modo anomalo rispetto al reddito dichiarato. In tal senso, lo stesso documento di prassi dell’Agenzia delle entrate afferma che laddove non venga fornita giustificazione ad un potenziale scostamento tra dichiarato e spesa, l’indagine può essere approfondita anche mediante l’utilizzo proprio dei dati di natura finanziaria. Dati che, in base alle disposizioni introdotte nel corso del 2011, possono essere assunti come riferimento anche nei confronti dei contribuenti che non risultano congrui e coerenti rispetto agli studi di settore. Senza dimenticare che proprio i dati di natura finanziaria, potranno essere acquisiti in modo sostanzialmente automatico da parte dell’amministrazione finanziaria mediante la trasmissione periodica che effettueranno gli intermediari. Pertanto, al di là dello specifico pronunciamento della Corte costituzionale, i passaggi della sentenza incentrati sulla necessità di rispettare i principi costituzionali di effettiva capacità contributiva, devono essere letti come un messaggio molto chiaro nelle ipotesi in cui, invece, la stessa viene ricostruita attraverso dei meccanismi presuntivi che, da un punto di vista giuridico, non convincono. Senza contare, peraltro, l’effetto di questa pronuncia su tutte le vicende che ancora sono all’esame del giudice tributario ovvero di quelle che possono sfociare in una rettifica da parte dell’Agenzia delle entrate nonché nei casi in cui un prelievo è stato già applicato sulla scorta di una norma che, dopo la sentenza, è stata completamente rimossa dall’ordinamento. Ora si dovrà attendere l’applicazione pratica dei principi fissati dalla Corte sui quali, in parte, è stata la stessa amministrazione finanziaria a riflettere nell’ambito dei documenti di prassi del 2006 e del 2014 in tema di indagini finanziarie.

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