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Accertamenti «lunghi» sotto esame

di Francesco Falcone e Antonio Iorio

Non c'è solo la manovra a tenere banco sul fronte degli accertamenti. Domani spetterà alla Corte costituzionale, riunita in pubblica udienza (relatore Gallo), decidere sulla legittimità del raddoppio dei termini a disposizione del fisco in presenza di notizia di reato sia per le imposte sui redditi che per l'Iva.

Una decisione attesa e dai notevoli risvolti operativi. Negli ultimi anni, infatti, l'amministrazione finanziaria è ricorsa frequentemente a questa opportunità per contestare violazioni ai contribuenti anche datate, per le quali gli ordinari termini erano già scaduti. Da tali accertamenti sono scaturiti diversi contenziosi, spesso sospesi in attesa della decisione che verrà presa domani dalla Consulta.

I termini della questione

Con il decreto legge 223/2006 (Visco-Bersani) il termine decadenziale dell'azione di accertamento ai fini dell'imposte dirette e dell'Iva, in presenza di notizia di reato, è stato raddoppiato passando quindi dal 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione all'ottavo anno. E dal quinto anno successivo in caso di omessa presentazione al decimo anno.

Nello specifico, la norma ha previsto che in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal Dlgs 74/2000 i termini di decadenza dell'accertamento sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.

Il rinvio

La Ctp di Napoli, con l'ordinanza 266/2010, ha sollevato sul punto questione di legittimità costituzionale, per contrasto della norma in questione con i principi di uguaglianza e ragionevolezza. Secondo i giudici partenopei, dopo le modifiche del Dl 223/2006, non si è più in presenza di un sistema neutro, affidabile e oggettivo dei termini di decadenza per la notifica degli accertamenti. È stata, invece, introdotta un'anomala disciplina che consentirebbe di prorogare/riaprire anche termini scaduti, facendo venir meno la predeterminazione giuridica della fattispecie. Si pensi, ad esempio, al caso di segnalazione di notizia di reato per periodi di imposta già decaduti, che l'amministrazione, con il semplice invio di una comunicazione in Procura può riaprire per effettuare accertamenti fiscali.

In questo modo il fisco cumulerebbe il doppio ruolo di organo verificatore (pienamente legittimo) e quello di soggetto-arbitro, chiamato a fissare i termini di decadenza attraverso l'esercizio, non controllabile, del potere di denuncia. Anche perché l'iniziativa dell'accertamento risulta totalmente svincolata dallo stesso esito finale dell'azione penale. Si pensi al caso di notizie di reato infondate o addirittura di reati già prescritti per i quali non verranno mai svolte indagini da parte del Pm.

La posizione dell'Agenzia

Secondo l'agenzia delle Entrate (da ultimo circolare 54/E del 23 dicembre 2009), i termini raddoppiano a prescindere dall'esito del procedimento penale e riguardano anche i soggetti che, in qualche modo, sono solidalmente responsabili delle violazioni quali, ad esempio, società controllanti rispetto alle violazioni delle controllate, rapporti di Iva di gruppo, casi di trasparenza societaria. Pertanto, anche se il contribuente dovesse esser assolto o il Gip dovesse archiviare, l'aumento dei termini di decadenza scatterebbe comunque.

L'interpretazione dell'amministrazione è comprensibile perché la valutazione di colpevolezza del contribuente imputato non può influenzare a posteriori l'azione di accertamento e la sua decadenza.

Spesso, però, i verificatori segnalano alla Procura competente qualunque controllo fiscale solo perché la presunta evasione dovuta a diverse ragioni (presunzioni fiscali, ricostruzioni induttive, ricarichi, costi non deducibili) risulta superiori alle soglie di punibilità fissate dal Dlgs 74/2000. In simili circostanze si assiste, soprattutto nel corso di verifiche relative a periodi di imposta i cui termini dell'accertamento sono vicini alla scadenza, a segnalazioni in Procura quasi strumentali non a perseguire i reati ma a "guadagnare" la proroga dei termini. Altre volte le contestazioni che si ripetono nei vari periodi d'imposta – nonostante per un anno siano state ritenute non penalmente rilevanti dalla Procura – continuano a essere segnalate in relazione agli anni successivi, sempre allo scopo di ottenere più tempo.

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