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Accertamenti induttivi con dipendenti «in nero»

di Antonio Iorio

La presenza di dipendenti in nero può legittimare l'accertamento induttivo, anche se, formalmente, le scritture contabili risultano corrette. La loro inattendibilità, infatti, potrebbe complessivamente desumersi anche da tali violazioni. Ne consegue che il giudice di merito, dove ritenga di giungere a conclusioni differenti deve fornire un'idonea motivazione
A confermare questo principio è la Corte di cassazione con l'ordinanza 5731 depositata ieri. La pronuncia trae origine da una rettifica induttiva nei confronti di una società alla quale erano stati rideterminati i ricavi sulla base della presenza di due lavoratrici in nero
Sia la Commissione tributaria provinciale che quella regionale, condividevano le eccezioni del contribuente ed annullavano l'accertamento, anche in virtù del fatto che, nel frattempo, il competente tribunale aveva ritenuto non sussistente il rapporto di lavoro subordinato tra l'impresa e le lavoratrici.
La Cassazione, cui si è rivolta l'agenzia delle Entrate, è giunta invece a conclusioni esattamente opposte rispetto a quelle delle commissioni di merito.
I giudici di legittimità hanno, infatti, accolto il ricorso dell'ufficio, il quale, in sintesi, lamentava che erano state condivise le tesi difensive, nonostante la società non avesse sollevato alcuna eccezione, né in merito alle presenze delle lavoratrici in nero, né sulla contestazione di maggiori ricavi.
L'Agenzia evidenziava, inoltre, che la Commissione regionale aveva omesso di motivazione circa queste circostanze, non tenendole in alcuna considerazione.
La Suprema corte ha quindi accolto la tesi dell'ufficio rilevando che è effettivamente ammissibile e legittimo l'accertamento induttivo del reddito nei confronti di un'impresa pur in presenza di una contabilità formalmente corretta, qualora tale detta inattendibilità può essere desunta dal riscontro, come avvenuto nella specie, di forza lavoro in "nero".
A nulla rileva poi, nel delineato contesto, che il tribunale aveva ritenuto inesistente il rapporto lavoro subordinato. Le conclusioni cui giunge la sentenza appaiono, in prima battuta, abbastanza rigorose perché, effettivamente, legittimerebbero l'accertamento di tipo induttivo, con il conseguente disconoscimento dell'intera contabilità aziendale, soltanto perchè due lavoratori non erano in regola, circostanza peraltro smentita da un altro giudice.
L'interpretazione è obiettivamente severa e finirebbe, se confermata, per legittimare rettifiche induttive ad una platea di contribuenti potenzialmente molto ampia.
Va detto però che, dalla lettura della sentenza, non emergono con precisione le vicende contestate. È probabile, peraltro, che, in concreto, l'ufficio avendo operato una rettifica di tipo induttivo, non abbia disconosciuto per intero la contabilità fiscale, ma, ad esempio, si sia limitato a contestare quali maggiori ricavi la somma pagata ai due lavoratori in "nero", maggiorata di un determinato ricarico.
C'è poi da evidenziare che, verosimilmente, se i giudici di appello avessero compiutamente motivato le ragioni per le quali ritenevano non esperibile la rettifica induttiva, probabilmente, la stessa Corte di cassazione, sarebbe giunta a differenti conclusioni, non potendo censurare alcun vizio motivazionale della commissione tributaria regionale.

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