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Accertamenti esecutivi da ottobre

di Duilio Liburdi  

Accertamenti esecutivi dal 1 ottobre e non dal 1 luglio : è questa la novità contenuta nella parte fiscale della manovra correttiva che, sotto forma di decreto legge, il ministro dell'economia Giulio Tremonti porta oggi al vaglio del consiglio dei ministri e che, se da un lato rappresenta una modifica che da più respiro ai contribuenti, dall'altro, crea una notevole confusione in termini di tecnica legislativa anche con riguardo la pubblicazione della proroga in Gazzetta Ufficiale.

Basti pensare che la disciplina degli accertamenti esecutivi viene interessata da due provvedimenti che, contemporaneamente, devono essere convertiti in legge. Inoltre, nella manovra, viene individuata una nuova disciplina del riporto a nuovo delle perdite ed eliminata la presunzione relativa ai prelevamenti in materia di accertamenti che si fondano su dati di natura finanziaria.


Accertamenti esecutivi. La parte fiscale della manovra interviene sull'articolo 29 del decreto legge n. 78 del 2010 disciplinando come l'entrata in vigore delle norme in materia di accertamenti esecutivi sono operative non più dal 1 luglio prossimo ma dal 1 ottobre 2011. E' questa una novità da apprezzare anche se rende evidente il caos legislativo che si va creando in materia e la sensazione che si navighi del tutto a vista. Basti pensare che la disciplina in questione, partita con una impostazione del tutto rigida (e non condivisibile), sta via via modificandosi in una disciplina la cui entrata in vigore slitta e le cui regole sono ammorbidite come è giusto che sia. Infatti, per effetto degli emendamenti al decreto legge n. 70 del 2011, va ricordato come il periodo di sospensione degli accertamenti esecutivi è stato portato a 180 giorni e le somme da versare rispetto all'accertamento siano state fissate al 30 per cento in luogo della metà. In ogni caso, si assiste ad un caos normativo difficilmente comprensibile e sicuramente non improntato alla semplificazione.


Disciplina delle perdite e riporto a nuovo. Vengono completamente riscritti i primi due commi dell'articolo 84 del TUIR in materia di riporto delle perdite che si producono in un periodo di imposta nei periodi di imposta successivi. In particolare, attraverso la modifica contenuta nel comma 1, viene ridotto l'importo della perdita utilizzabile a scomputo dei redditi dei periodi di imposta successivi in quanto si afferma che la stessa può essere computata in diminuzione in misura non superiore all'ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza in tale ammontare. Il nuovo comma 2 prevede, invece, che le perdite realizzate nei primi tre periodi d'imposta dalla data di costituzione possono, con le modalità previste al comma 1, essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d'imposta successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva. Nella sostanza, dalla formulazione del testo, sembra di capire che da un lato viene eliminata la limitazione temporale nel riporto a nuovo attualmente prevista nelle situazioni “ordinarie” (riporto non oltre il quinto periodo di imposta successivo a quello di determinazione della perdita) mentre, dall'altro, si riduce l'ammontare della perdita spendibile che non è più integrale ma viene ridotto all'ottanta per cento. Solo per le nuove iniziative, e limitatamente al primo triennio, l'importo delle perdite che si producono in questo orizzonte temporale sembrerebbero poter essere spese per intero. Inoltre, viene eliminato l'obbligo di imputare le perdite per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascun anno.


Accertamenti bancari. Una piccola ma fondamentale modifica viene apportata alle disposizioni di cui all'articolo 32, comma 1, n. 2) del dpr n. 600 del 1973. Si elimina, infatti, in tale disposizione, la parola “prelevamenti”. Il che significa che ai fini dell'accertamento che si fonda sui dati di natura finanziaria e che può essere effettuato nei confronti degli imprenditori e dei lavoratori autonomi, i prelevamenti potrebbero non rappresentare più una componente positiva. E' questa, come noto, una questione delicatissima in materia di accertamento su dati di natura finanziaria in quanto, evidentemente, far operare la presunzione relativamente ai prelievi significa potenzialmente incrementare in modo esponenziale i componenti positivi di reddito. E, da un punto di vista pratico, nonostante le caute e condivisibili indicazioni di carattere generale che l'amministrazione finanziaria aveva fornito con la circolare n. 32 del 2006, spesso si assiste ad un automatismo in base al quale i prelievi effettuati dal conto corrente divengono compensi o ricavi. Va ricordato come, invece, il documento di prassi dell'agenzia delle entrate invitava gli uffici ad utilizzare con il buon senso la presunzione di specie soprattutto nelle ipotesi in cui la capacità contributiva complessiva era apprezzabile e, dunque, importanti prelievi potevano essere automaticamente giustificati in relazione ai ricavi ed ai proventi effettivamente prodotti. Peraltro, sempre in relazione alle disposizioni di cui all'articolo 32 del dpr n. 600 del 1973, va osservato come appare ampliarsi l'ambito soggettivo dei destinatari di richieste di informazioni di natura finanziaria.

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