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Accertamenti da impugnare

Obbligatorio impugnare l’avviso di accertamento, anche se le contestazioni rilevanti in ambito internazionale sono oggetto di procedure amichevoli. È questa la direzione tracciata in materia di fiscalità internazionale da una delle risposte fornite dall’Agenzia delle entrate durante il videoforum sulle novità fiscali 2016 organizzato da ItaliaOggi ieri.
L’Amministrazione ha infatti affermato che la mancata impugnazione degli atti nel corso delle procedure amichevoli avviate ai sensi del Modello Ocse o della Convenzione n. 90/436/Cee in materia di Transfer pricing, comporta che «l’imposta accertata in Italia diventi definitiva e, pertanto, non modificabile ai sensi dell’eventuale accordo raggiunto fra le autorità competenti». Per l’Agenzia infatti si delinea una opportunità di adire al giudice tributario, una opportunità che diventa scelta obbligata in quanto corrisponde alla necessità di evitare la definitività dell’imposta accertata in Italia. Tuttavia, qualora penda contestualmente il giudizio tributario interno su contestazioni per le quali sono state avviate le procedure amichevoli, per evitare il formarsi di un giudicato in contrasto con il dispositivo dell’eventuale accordo convenzionale, il contribuente dovrà da un lato accettare il contenuto di tale accordo, dall’altro presentare contestuale rinuncia al ricorso. In tale contesto s’innesta la novità normativa che ha previsto la possibilità di ottenere la sospensione del processo nei casi di pendenza delle procedure amichevoli (art. 39, comma 1-ter dlgs).
Contribuente e amministrazione, infatti, nelle more del procedimento arbitrale potranno chiedere ai giudici di sospendere il contenzioso interno in attesa della conclusione della procedura in ambito internazionale, in tal modo, quindi si eviterà la possibilità che si formino giudizi interni prima della conclusione delle procedure amichevoli venendo meno, quindi, il rischio di un giudicato difforme dagli accordi internazionali.

L’obiettivo dell’amministrazione è dunque il raggiungimento di una conformità di punti di vista di giudicato e di procedura amichevole sulla stessa questione.

Nel corso del videoforum di ieri oltre alle risposte fornite dai funzionari dell’Agenzia delle entrate (si vedano gli altri articoli nelle pagine seguenti) è intervenuto anche Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, fornendo una valutazione sulle novità 2016 da parte dei professionisti. «Come dottori commercialisti», ha evidenziato Longobardi, «siamo soddisfatti perché molti dei provvedimenti contenuti nella legge di Stabilità 2016 sono anche stati suggeriti dal nostro Consiglio nazionale sia nel corso del Congresso nazionale sia come protagonisti al tavolo della legge di stabilità dove i commercialisti sono stati invitati per dare il loro contributo».

Ma Longobardi non ha mancato di evidenziare alcune sbavature per il mondo delle professioni delle norme della legge di stabilità. In particolare la norma che obbliga i professionisti a dotarsi di un pos, per i pagamenti con i bancomat o le carte di credito, sta creando non poche perplessità negli studi professionali. «

«Con un decreto», riflette il presidente dei dottori commercialisti, «si determineranno le misure sanzionatorie per i soggetti che violeranno l’obbligo.
Un unicum normativo perché viene demandato a u a misura che è stata scritta nella legge di Stabilità in palese violazione del principio di legalità costituzionalmente garantito». Inoltre l’introduzione dell’obbligo generalizzato e indistinto per tutti i professionisti secondo Longobardi porterebbe all’effetto paradossale che in studi piccoli dove è presente un dominus con due collaboratori professionali questi siano costretti a dotarsi di pos per l’emissione della fattura che mensilmente devono emettere nei confronti del dominus.

Durante il videoforum inoltre è intervenuto in rappresentanza dell’Agenzia delle entrate nel doppio ruolo di direttore della normativa delle Entrate e di presidente di Equitalia Vincenzo Busa. Nell’intervista (che sarà pubblicata su ItaliaOggi di domani) Busa ha anticipato alcune misure che saranno messe in campo dalla società di riscossione in vista della creazione per la fine di gennaio della nuova realtà societaria la Newco che porterà sotto la sua ala Equitalia Centro, Nord e Sud.

Busa ha parlato di processi di efficientamento. Più precisamente ne consegue la necessità «che in quest’ultima direzione», ha spiegato Busa, «vanno le recenti iniziative che revocano o limitano alcuni benefit come la concessione di autovetture in uso promiscuo a dipendenti e la messa a disposizione di alloggi di servizio, come anche la stessa ristrutturazione di gruppo che a far data dal 1° luglio 2016 prevede una riduzione del numero delle società e quindi anche delle spese necessarie per il funzionamento degli organi sociali e delle strutture che verranno meno».

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